Pixar non è più la certezza assoluta che è stata per oltre vent’anni. Dopo una stagione dominata da idee originali capaci di trasformarsi in fenomeni globali, gli ultimi risultati al botteghino raccontano un panorama diverso, più incerto e segnato da un pubblico che sembra aver cambiato abitudini.

Il caso più discusso è “Jumpers”, che a marzo ha raccolto circa 389,5 milioni di dollari contro un budget di 150 milioni: un incasso sufficiente solo a sfiorare il pareggio e indicato come uno dei fattori dietro ai recenti licenziamenti nello studio. Prima ancora, Elio si era fermato a 154 milioni, mentre Elemental, pur sostenuto dal passaparola, aveva chiuso a 496 milioni, lontano dai numeri dei grandi classici.

A dominare il mercato sono invece i sequel, sempre più percepiti come garanzia. Inside Out 2 ha raggiunto quasi 1,7 miliardi, mentre Toy Story 5 si avvicina al miliardo. Un divario netto che suggerisce come il pubblico preferisca tornare a franchise consolidati piuttosto che rischiare con nuove proprietà intellettuali.

Questo squilibrio potrebbe influenzare le strategie future: se i film originali continueranno a faticare, Disney potrebbe spingere Pixar verso una produzione più orientata ai capitoli successivi e meno alle nuove idee. Per ora lo studio mantiene una doppia linea, sviluppando sia sequel attesi come Gli Incredibili 3 e Coco 2, sia progetti completamente nuovi.

Molti analisti individuano una causa chiave nella pandemia: durante quel periodo diversi titoli Pixar sono arrivati direttamente su Disney+, abituando una parte del pubblico a evitare la sala e ad aspettare lo streaming. La vera domanda è se i prossimi film riusciranno a invertire questa tendenza e riportare l’animazione originale al centro della scena.

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