La corsa de “L’estate in cui Hikaru è morto” sta entrando nel tratto finale. L’autore Mokumokuren ha confermato che la serializzazione ha ormai imboccato l’ultimo arco narrativo, segnando l’inizio della conclusione di uno dei manga horror più discussi degli ultimi anni.

Negli stessi mesi in cui l’anime targato Netflix ha riportato i riflettori sull’horror psicologico, il manga ha consolidato la sua posizione come eccezione rara in un panorama dove il genere fatica ancora a trovare adattamenti capaci di raggiungere il grande pubblico. Nonostante il nome di Junji Ito resti il riferimento immediato, poche opere riescono a ottenere una trasposizione altrettanto visibile.

Il successo dell’opera di Mokumokuren nasce da un equilibrio particolare: non solo disturbo e inquietudine, ma anche una tensione emotiva costruita attorno al legame tra Yoshiki e Hikaru. Il cuore del racconto è la consapevolezza che l’amico del protagonista non è più la persona che era; un’entità soprannaturale ne ha preso il posto, mantenendone il volto e insinuandosi nella sua quotidianità.

Proprio questa ambiguità alimenta il fascino della storia. Yoshiki riconosce subito la verità, ma sceglie comunque di restare accanto a quella presenza familiare e aliena allo stesso tempo. È un rapporto sospeso tra lutto, solitudine e il desiderio impossibile di trattenere ciò che è già perduto.

In un post su X, l’autore ha ribadito che il manga è ormai nella sua fase conclusiva, senza però anticipare come si chiuderà il destino di Yoshiki e dell’essere che porta il volto di Hikaru. Un’incertezza che rende i prossimi capitoli ancora più cruciali.

Sul fronte animato, invece, il percorso non si ferma: la seconda stagione è già in produzione presso CygamesPictures, studio impegnato anche nell’atteso adattamento di Kagurabachi, reduce dal successo del primo trailer.

Il traguardo è vicino: ora tocca al manga sciogliere una delle relazioni più perturbanti e dolorose dell’horror giapponese contemporaneo.

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