L’annuncio di Warner Bros e Peter Jackson ha riacceso l’interesse per la Terra di Mezzo: il nuovo film si chiamerà Il signore degli anelli: L’ombra del passato. Un titolo che colloca la storia 14 anni dopo la morte di Frodo, ma che allo stesso tempo torna ai momenti iniziali de La Compagnia dell’Anello, trasformando il progetto in un curioso ibrido tra prequel e sequel.
Il film, infatti, recupererà eventi mai mostrati al cinema: l’incontro degli Hobbit con Tom Bombadil e la minaccia degli Spettri dei Tumuli. Una scelta che richiama operazioni narrative alla “Il Padrino – Parte II”, dove passato e presente convivono per ampliare la mitologia.
Pochi sanno però che anche J.R.R. Tolkien aveva tentato di scrivere un vero seguito del suo capolavoro. Il progetto, intitolato La Nuova Ombra, era ambientato 100 anni dopo la Guerra dell’Anello e rimase incompiuto. Nel 1996, Christopher Tolkien ne pubblicò le 13 pagine esistenti nel volume I Popoli della Terra di Mezzo, introducendo due nuovi personaggi: Saelon e Borlas.
In una lettera del 1964, Tolkien spiegò perché abbandonò l’idea: la storia gli appariva “sinistra e deprimente”. Gli Uomini, scriveva, tendono a stancarsi rapidamente del bene, e così il popolo di Gondor sarebbe diventato inquieto nonostante pace e prosperità. Addirittura immaginava sette oscure, complotti e ragazzi che “giocavano a fare gli Orchi”, segno di un mondo già in declino.
Tolkien ammise che avrebbe potuto trasformare tutto in un semplice thriller politico, ma lo giudicò “non degno di essere raccontato”. Eppure, nel 1972, tornò sull’argomento, ribadendo che la Pace del Re non offriva grandi storie, ma che inevitabilmente sarebbero nati culti oscuri e movimenti deviati tra gli adolescenti.
Il nuovo film sembra quindi rendere omaggio a quell’idea mai realizzata: non riprende la trama de La Nuova Ombra, ma ne evoca lo spirito attraverso il titolo e il tema dell’ombra che ritorna, anche quando il male sembra sconfitto.





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