Nel 2004 Universal Pictures sognava di dare il via a un nuovo grande franchise cinematografico basato sui suoi celebri mostri classici. Per guidare l’operazione venne scelto Hugh Jackman, già popolarissimo grazie al successo di Wolverine, con l’idea di trasformarlo nel protagonista di una lunga saga capace di unire personaggi iconici come Dracula e Frankenstein all’interno di un unico universo narrativo.

Il risultato di quell’ambizioso progetto fu Van Helsing, film diretto da Stephen Sommers che reinterpretava il famoso personaggio creato da Bram Stoker in chiave decisamente più moderna. In questa versione, il cacciatore di mostri era un combattente al servizio di una misteriosa organizzazione collegata alla Chiesa, impegnato a contrastare le creature più pericolose del mondo. Ad accompagnarlo c’erano Anna, interpretata da Kate Beckinsale, il fedele frate Carl e un memorabile Dracula portato sullo schermo da Richard Roxburgh.

L’obiettivo principale della produzione era offrire uno spettacolo ricco di azione, effetti speciali e scene ad alto tasso di adrenalina. Inseguimenti, combattimenti e gadget dominavano il racconto, nel tentativo di conquistare il pubblico più giovane. Questa scelta, però, finì per diventare anche uno dei principali limiti del film: la ricerca continua della spettacolarità lasciò infatti in secondo piano la narrazione e lo sviluppo dei personaggi, rendendo l’esperienza meno coinvolgente di quanto sperato.

Nonostante una buona visibilità internazionale, Van Helsing non riuscì a generare l’entusiasmo necessario per dare vita a una saga. Il film raccolse circa 300 milioni di dollari nel mondo, una cifra tutt’altro che trascurabile, ma ottenuta a fronte di un budget stimato tra i 160 e i 170 milioni. Considerando anche le spese di promozione e distribuzione, il risultato economico non venne giudicato sufficiente per giustificare un seguito.

A complicare ulteriormente la situazione fu il livello della concorrenza. Il 2004 fu infatti dominato da blockbuster del calibro di Spider-Man 2, Shrek 2, Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban e Gli Incredibili, titoli che monopolizzarono l’attenzione del pubblico globale. Così il progetto di costruire un vero e proprio universo horror condiviso si fermò già al primo capitolo. Per Hugh Jackman, però, la mancata nascita del franchise non rappresentò certo un problema: negli anni successivi il successo di Wolverine avrebbe continuato a consacrarlo come una delle star più amate di Hollywood.

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