Negli ultimi anni l’horror televisivo ha faticato più del cinema a trovare una formula davvero vincente. Eppure alcune serie sono riuscite a ritagliarsi uno spazio speciale grazie a un mix di mistero, tensione psicologica e narrazione seriale. Se avete apprezzato le atmosfere oppressive di From o il dramma familiare al centro di The Haunting of Hill House, esiste una produzione spesso trascurata che merita assolutamente una possibilità: Servant.

Dietro il progetto c’è il nome di M. Night Shyamalan, regista e produttore celebre per il suo talento nel costruire storie inquietanti e ricche di ambiguità. La serie, distribuita da Apple TV+, combina gli elementi del thriller psicologico con quelli del dramma familiare, sviluppando una vicenda intima e disturbante attraverso più stagioni. Come accade in Hill House, il dolore dei protagonisti è il vero motore della storia; come in From, il racconto si concentra su un gruppo ristretto di personaggi immersi in una situazione sempre più enigmatica.

La trama si svolge a Philadelphia e segue la vita di Dorothy e Sean Turner, una coppia benestante devastata dalla perdita del loro figlio neonato, Jericho. Incapace di elaborare il lutto, Dorothy si aggrappa a una bambola realistica che riproduce le sembianze del bambino, arrivando persino ad assumere una tata per occuparsene. È così che entra in scena Leanne Grayson, una giovane donna dall’aspetto innocente la cui presenza finirà per alterare profondamente gli equilibri della famiglia.

Da quel momento, la serie costruisce una spirale di misteri, tensioni e situazioni sempre più inquietanti, mantenendo costantemente il dubbio su ciò che è reale e ciò che potrebbe nascondere qualcosa di soprannaturale. Gran parte del fascino di Servant risiede proprio nella sua capacità di alimentare il senso di disagio senza fornire risposte immediate.

Conclusa definitivamente nel 2023 con la sua quarta stagione, Servant resta una delle produzioni horror più sottovalutate degli ultimi anni. Per gli amanti delle storie dal forte impatto emotivo, delle ambientazioni claustrofobiche e dei racconti che giocano con la percezione della realtà, rappresenta un recupero praticamente obbligato.

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