Cosa succederebbe in un mondo in cui anche le opinioni vengono prodotte in serie? Da questa premessa prende forma Non ho niente da dire, il nuovo graphic novel di Alessandro Ripane, pubblicato da Eris Edizioni. Dopo opere come Ramon hai sgarrato, Hai rubato anche tu questo disegno? e Deadline party, l’autore torna con una storia surreale che usa la satira per interrogarsi sul rapporto tra individui e pensiero collettivo.
Nel fumetto, ogni persona vive circondata da balloon tridimensionali contenenti frasi preconfezionate, slogan e opinioni standardizzate. Questi messaggi vengono acquistati in una sorta di fabbrica specializzata nella produzione di pensieri da utilizzare nelle situazioni quotidiane, trasformando la comunicazione in un processo industriale.
Il protagonista è un semplice operaio impiegato proprio in questa catena di montaggio delle idee. La sua vita cambia all’improvviso quando gli rimane appiccicata una frase anomala: “Non ho niente da dire”. Un’affermazione apparentemente innocua che, in una società costruita sull’obbligo di avere sempre qualcosa da esprimere, viene percepita come una pericolosa forma di sovversione.

Da quel momento inizia una fuga disperata. Inseguito dalla polizia delle parole e da un inquietante mostro dei follower, il protagonista attraversa un mondo dominato dall’esibizione costante di opinioni e prese di posizione. La sua semplice assenza di giudizio diventa così un atto di ribellione contro l’ordine costituito.
Attraverso una narrazione muta, arricchita da un umorismo surreale e tagliente, Ripane costruisce una riflessione sul conformismo, sul lavoro e sull’influenza dei social media. Il fumetto immagina una realtà in cui non vengono fabbricati oggetti, ma pensieri, mettendo in discussione la pressione contemporanea a commentare ogni argomento e a esporsi costantemente.
Non ho niente da dire è pubblicato in un’edizione brossurata in bianco e nero da 216 pagine, nel formato 22 x 30 centimetri, al prezzo di 23 euro. Il volume è disponibile in libreria e fumetteria dal 12 ottobre.





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