Lanterns di HBO continua a distinguersi per un’impostazione che privilegia l’elemento iper‑realistico, scegliendo di mettere in primo piano la dimensione umana dei protagonisti più che l’esibizione di CGI e superpoteri. Una direzione chiara soprattutto nel terzo episodio, OutKast, che ridefinisce il modo in cui la serie vuole raccontare il mondo delle Lanterne.

Il cuore della puntata è la ricostruzione del passato di John Stewart, un viaggio che alterna memoria e presente per mostrare come si sia formato il carattere del futuro eroe. La serie insiste sul suo percorso nei Marines, una scelta che nasce dal desiderio di seguire le orme del padre e di dimostrare di avere il potenziale necessario per essere “notato” e diventare una Lanterna Verde. Ma accanto alla disciplina militare emerge un’altra componente: la sua naturale inclinazione per arte e disegno, un talento che lo accompagna fin da ragazzo.

È proprio questa doppia anima a rivelare la decisione più interessante di HBO: fondere due versioni di John Stewart. Da un lato quella dei fumetti DC, dove il personaggio nasce negli anni ’70 influenzato dai movimenti politici afroamericani e lavora come architetto. Dall’altro quella della serie animata della Justice League, in cui Bruce Timm aveva scelto di trasformarlo in un marine per modernizzarlo e inserirlo nella prima formazione del team.

OutKast combina questi elementi in un’unica identità: la disciplina militare, il peso della tradizione familiare, la sensibilità artistica. E attraverso questo mosaico spiega perché il suo rapporto con l’anello sia così diverso da quello del suo mentore Hal Jordan. Un passato complesso che diventa la chiave per comprendere il modo in cui John Stewart affronta il presente e, soprattutto, il futuro della serie.

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