Star Wars nasce come film unico, ma diventa presto un universo espanso che invade cinema, animazione, videogiochi, merchandising e soprattutto fumetti. Tra le prime trasposizioni spicca la serie Marvel del 1977, pensata per raccontare in forma seriale la trama di “A New Hope”. Un’operazione fondamentale per i fan dell’epoca, quando l’unico modo per rivivere la storia era tornare in sala.
Nel passaggio dal film al fumetto, la narrazione cambia inevitabilmente: pacing, tensione e tono si adattano al medium. Marvel cavalca il successo del momento, forte di titoli come “The Amazing Spider-Man”, e pubblica un numero uno che oggi è un pezzo da collezione. Una copia è stata battuta a $2.318, segno del valore storico dell’opera.
Il problema è che la copertina di Star Wars #1 presenta scelte grafiche quantomeno curiose. Luke, più simile a He-Man che a un ragazzo, brandisce una spada laser rossa, colore tipico dei Sith. Lo stesso vale per Obi-Wan, mentre Leia sfoggia un’insolita chioma rossa. Probabile che l’artista abbia cercato contrasto visivo per evitare che gli elementi si perdessero nello sfondo, una libertà creativa impensabile nell’era Disney.
Il punto più debole resta però Darth Vader. Il casco appare verde, largo, quasi buffo: ricorda la versione di Stewie Griffin in “Family Guy”. Anche il mantello è irregolare, contribuendo a un risultato più goffo che minaccioso. Al contrario, l’interpretazione di Obi-Wan è sorprendentemente potente: un maestro sicuro, dominante, degno del titolo di miglior duellante della galassia.
Nonostante queste stranezze, Star Wars #1 resta un oggetto prezioso. Un frammento di storia, un incontro tra due colossi della cultura pop, e un esempio di come l’adattamento possa generare scelte visive tanto discutibili quanto affascinanti.






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