Christopher Nolan sta attraversando una fase cruciale della sua carriera: il successo di “Odissea” ha confermato quanto il suo cinema sia guidato da curiosità, ricerca e immaginazione. Non sorprende che, oltre ai film, il regista abbia sempre coltivato un forte legame con la letteratura e con quelle arti capaci di alimentare la sua visione.
Tra le sue passioni spicca l’opera di Jorge Luis Borges, autore che Nolan considera una fonte inesauribile di stimoli. La sua narrativa, costruita su labirinti concettuali, realtà ambigue e strutture che contengono altre strutture, rispecchia molte delle tensioni che attraversano il cinema del regista britannico.
Nel 2018, durante la celebre intervista della BBC dedicata ai “desert island choices”, Nolan selezionò brani musicali diversissimi tra loro – da Hans Zimmer ai Radiohead, fino a David Bowie – ma fu la scelta dei libri a rivelare davvero qualcosa di intimo. Il regista indicò “Racconti” e “Saggi scelti”, scherzando sul considerarli un unico volume pur di portarli entrambi con sé.
La fascinazione per Borges nasce dalla sua capacità di trasformare la narrativa in un sistema di specchi, dove ogni storia ne contiene un’altra. Racconti come “La biblioteca di Babele” mostrano universi infiniti, pieni di testi significativi ma anche di falsi, errori, combinazioni casuali che mettono alla prova il lettore. È un immaginario che dialoga perfettamente con la poetica di Nolan.
Un altro esempio emblematico è “L’Immortale”, racconto che smonta l’idea dell’eterna vita trasformandola in una riflessione sulla perdita di senso, sull’assenza di urgenza e sulla fragilità dell’esperienza umana. Borges ribalta il mito, mostrando come l’immortalità possa diventare una condanna.
Non è difficile capire perché Nolan, maestro delle strutture narrative complesse, trovi in Borges un compagno ideale: entrambi cercano storie che non si limitano a essere raccontate, ma che continuano a espandersi, a interrogare, a sfidare chi le attraversa.






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