INDUCKS è tornato online il 9 agosto, dopo un blackout durato quasi un mese. La piattaforma, il più grande archivio digitale dedicato ai fumetti Disney, era irraggiungibile dal 15 luglio: inizialmente si era parlato di un attacco informatico, ma i gestori hanno poi chiarito che si trattava di un semplice malfunzionamento dei server. Nessun dato risulta compromesso, nemmeno quelli inseriti nelle ultime settimane.
La riapertura, annunciata via Instagram, ha generato un’ondata di entusiasmo tra autori Disney italiani e internazionali e tra membri della redazione di Topolino, confermando quanto il database sia considerato una vera memoria storica del fumetto disneyano. Pur non essendo l’unico archivio esistente, INDUCKS è ritenuto il più completo e il più versatile, grazie ai suoi filtri di ricerca estremamente dettagliati.
L’idea di un catalogo organico nasce dall’esigenza degli appassionati di mettere ordine in decenni di produzione. Prima di INDUCKS esistevano solo elenchi parziali, come il dossier “Disney Made in Italy” compilato nel 1982 da Franco Fossati, che ricostruiva gli autori attraverso le note di pagamento, dato che non venivano accreditati. Nel 1994, l’olandese Harry Fluks creò il Disney Comics Database, embrione dell’attuale progetto, nato all’interno della mailing list Disney Comics Mailing List.
Il nome INDUCKS combina “index” e “ducks”. Fu proposto da Brix Lichtenberg, che lo immaginò come un acronimo in stile Giovani Marmotte. Nel tempo furono avanzate varie interpretazioni, finché nel 2008 venne ufficializzato il significato “International Network of Disney‑Universe Comic Knowers and Sources”.
La crescita del database è merito di una comunità internazionale di volontari, tra cui figure italiane come Paolo Castagno del Papersera e Francesco Gerbaldo, autore di oltre 7.000 indicizzazioni, oltre a studiosi come Alberto Becattini e Luca Boschi. Oggi INDUCKS raccoglie quasi 200.000 pubblicazioni, incluse riviste e saggi contenenti anche solo frammenti di fumetti, ed è considerato una fonte così autorevole da correggere talvolta perfino le pubblicazioni ufficiali.






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