L’esordio degli X‑Men nei fumetti è segnato dall’arrivo di Magneto, primo grande antagonista e mente dietro la Brotherhood of Evil Mutants. Da quel nucleo iniziale – Scarlet Witch, Quicksilver, Mastermind, Toad – si sviluppa una tradizione di villain che continua ancora oggi, spesso legata a eredità genetiche e nuove generazioni di mutanti.
Nel nuovo Bishop #2, il protagonista è braccato dalla Final Brotherhood, un gruppo proveniente dal suo futuro. La prima a colpirlo è Flamequake, erede dei poteri di Avalanche e Pyro, convinta che Bishop sia destinato a causare la morte di migliaia di mutanti. L’intervento di Shard, sua sorella e agente della X.S.E., ribalta la situazione: una reunion impossibile, dato che Bishop ha già visto la sua morte nel futuro.
La minaccia cresce con l’arrivo di Skippingstone, un mutante che combina le abilità di Blob e Toad. Le sue capacità – salti devastanti e impatto immovibile – lo rendono il più pericoloso membro della Final Brotherhood. Ogni balzo è un terremoto, ogni attacco un muro invalicabile. Bishop comprende subito che non è un semplice “Toad potenziato”, ma un incrocio letale tra due dei primi storici nemici degli X‑Men.
Parallelamente, Bishop deve affrontare un dilemma personale: rivelare a Shard la verità sulla sua morte futura o lasciarla andare incontro al destino che lui ha già vissuto. Una scelta che potrebbe spezzare la timeline o condannarla comunque. A complicare tutto, la rivelazione che il suo viaggio nel passato avrebbe scatenato l’Age of the Sentinels, un’epoca di massacri mutanti.

La situazione è ironica: Bishop, che un tempo voleva uccidere Hope Summers per evitare una catastrofe, ora è bersaglio di un gruppo che vuole eliminarlo per lo stesso motivo. Un cerchio narrativo che rende questa storia una delle più intense e significative della sua recente carriera.






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