Bully, conosciuto anche come Canis Canem Edit, resta uno dei titoli più singolari mai usciti sotto l’etichetta Rockstar Games. A distanza di vent’anni, il gioco continua a esercitare un fascino particolare, e non solo per i fan: anche Dan Houser, co‑fondatore della compagnia, lo considera un’opera ancora capace di parlare ai giocatori di oggi.
Secondo Houser, il valore di Bully nasce dalla combinazione tra un gameplay classico e un’ambientazione insolita, lontana dai mondi criminali tipici di Rockstar. La vita scolastica, con le sue dinamiche e i suoi rituali, diventa un terreno di gioco che permette a molti adolescenti e giovani adulti di rivivere un periodo della vita che rimane indelebile. È proprio questa atmosfera a rendere il titolo così riconoscibile.
Il co‑fondatore ha ricordato anche la cura riposta nella colonna sonora, nella direzione artistica e nella scrittura dei personaggi, elementi che secondo lui hanno contribuito a creare un’esperienza coesa e sorprendentemente profonda. Houser ha sintetizzato il suo pensiero con una frase netta: “Penso che la gente ami comunque i giochi open world. Abbiamo personaggi davvero memorabili e un’ambientazione unica. Il team ha fatto un lavoro straordinario”.
Nonostante l’affetto del pubblico e le continue richieste, il futuro di un possibile Bully 2 rimane del tutto incerto. Le voci si sono rincorse per anni, ma Rockstar non ha mai confermato lo sviluppo di un seguito. Con la compagnia concentrata sugli ultimi mesi di lavoro su GTA 6, l’idea di tornare a Bullworth Academy resta, almeno per ora, una semplice incognita.






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