Ghost in the Shell torna al centro del dibattito, ma questa volta non per il film del 1995 di Mamoru Oshii. Il nuovo progetto di Science Saru sceglie una direzione diversa: recuperare lo spirito del manga di Masamune Shirow, lontano dall’austerità che ha definito le versioni più celebri.

Negli anni il franchise è stato reinterpretato con sensibilità molto differenti. Dal cinema filosofico di Oshii alla struttura politica e investigativa di Stand Alone Complex, ogni adattamento ha costruito un’identità moderna del brand. Tuttavia, queste letture hanno progressivamente messo da parte il tono più ironico, tecnico e movimentato che caratterizzava l’opera originale.

La trasformazione più evidente riguarda il Maggiore Motoko Kusanagi. La figura fredda e introspettiva del film del ’95 non coincide con la protagonista del manga, più energica, impulsiva e incline a battute e contrasti con i colleghi. Science Saru sembra voler ripartire proprio da questa versione, restituendo una protagonista che combina sicurezza operativa e una certa umanità quotidiana.

Anche la Sezione 9 cambia peso narrativo. Personaggi come Batou e Togusa non restano sullo sfondo, ma partecipano a una dinamica corale fatta di competenze, frizioni e momenti più leggeri. L’obiettivo non è isolare Motoko, bensì ricostruire quella dimensione di squadra che nel manga occupa un ruolo centrale.

Il nuovo anime non vuole cancellare le interpretazioni precedenti, né sostituire il canone creato da Oshii o da Stand Alone Complex. Mira piuttosto a distinguersi recuperando un Ghost in the Shell precedente al suo mito cyberpunk: più vivace, più tecnico, più vicino alla sensibilità di Shirow. Una scelta che potrebbe renderlo l’adattamento più fedele, ma anche il meno familiare per chi associa la saga a un immaginario cupo e filosofico.

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