Nel panorama del fantasy televisivo, poche opinioni pesano quanto quella di George R.R. Martin. L’autore delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, da sempre appassionato di cinema e serie, ha indicato una produzione che, pur ricca di qualità, non ha mai ottenuto l’attenzione che meritava: His Dark Materials.
La serie HBO, tratta dai romanzi di Philip Pullman, arrivò nel 2019 in un momento delicato per il genere. Il finale di Game of Thrones, discusso e divisivo, aveva lasciato molti spettatori diffidenti verso le grandi saghe. A complicare il quadro c’era la scarsa popolarità dei libri di Pullman negli Stati Uniti, un limite già evidente nel flop americano del film La bussola d’oro.
Martin, però, non condivise questa freddezza. Nel 2020 recuperò la prima stagione e sul suo blog espresse un entusiasmo contagioso, lodando la qualità produttiva, la fedeltà ai romanzi e definendo la serie superiore al film del 2007. Invitò persino chi non conosceva l’opera originale a darle una possibilità, convinto che potesse creare nuovi fan.
Al centro della storia c’è Lyra Belacqua, interpretata da Dafne Keen, affiancata da un cast guidato da James McAvoy, Ruth Wilson e Lin-Manuel Miranda. La performance di Wilson nei panni della manipolatrice Marisa Coulter è stata indicata come uno dei punti più forti. L’universo narrativo, con daemon, streghe, angeli, mondi paralleli e gli iconici orsi corazzati, ha conquistato lo stesso Martin, che scherzò dicendo che “il mondo ha bisogno di più orsi corazzati”.
Nonostante la ricchezza tematica — tra religione, libero arbitrio, traumi familiari e manipolazione — la serie non è mai diventata un fenomeno di massa. La pandemia ha rallentato la produzione della seconda stagione, causando ritardi e la cancellazione di un episodio su Lord Asriel. Anche la distribuzione accelerata della terza stagione, a fine 2022, ha ridotto la visibilità del progetto.
Con tre stagioni che completano l’intera trilogia, His Dark Materials resta oggi una delle opere fantasy più ambiziose e sottovalutate degli ultimi anni, un gioiello che Martin ha riconosciuto quando molti non lo guardavano.





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