Nel mondo di Jujutsu Kaisen, l’attenzione cade sempre sui grandi nomi, ma una delle forze dell’opera è la capacità di trasformare personaggi secondari in figure memorabili. Proprio per questo, alcuni di loro lasciano un senso di incompiuto, come se il loro potenziale fosse stato solo sfiorato.
Tra i casi più emblematici c’è Nobara Kugisaki, introdotta come una protagonista fuori dagli schemi: diretta, feroce, brillante. Il suo stile di combattimento, fatto di tecniche brutali e creatività, l’aveva resa una presenza unica nel trio principale. Eppure il suo percorso si interrompe bruscamente, lasciando l’impressione che potesse diventare uno dei volti più iconici dell’intera serie.
Un destino simile tocca a Kokichi Muta, il fragile ragazzo dietro Mechamaru. La sua storia, segnata dall’isolamento e dal desiderio di una vita normale, è una delle più tragiche dell’opera. Quando finalmente sembra pronto a cambiare il proprio destino, la narrazione lo abbandona troppo presto, cancellando un personaggio che aveva ancora molto da dire.
Anche Toge Inumaki, con il suo Discorso Maledetto, rappresenta un’occasione mancata. Amatissimo nonostante le poche parole, dotato di un potere tra i più originali della serie, viene progressivamente messo da parte dopo Shibuya, lasciando un vuoto evidente nel cast.
Poi c’è Jogo, spesso ricordato solo per le sue sconfitte contro Gojo e Sukuna. In realtà incarna la devastazione pura, una maledizione nata dalla paura dei disastri naturali. Il problema è il contesto: messo di fronte a due mostri narrativi, la sua reale forza è stata oscurata, nonostante persino Sukuna ne abbia riconosciuto il valore.
Infine Takuma Ino, forse il più sottovalutato. In un mondo dominato dal cinismo, Ino porta un raro spirito genuinamente positivo. Crede nel suo ruolo, mantiene la propria umanità e dimostra abilità tali da guadagnarsi la stima di Nanami. Ma la trama lo relega spesso sullo sfondo, impedendogli di brillare davvero.
Questi personaggi mostrano quanto Jujutsu Kaisen sappia creare figure ricche e sfaccettate, ma ricordano anche che non sempre la storia concede loro lo spazio che meritavano.






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