Quando oggi si parla di Xena, si pensa a una delle icone più riconoscibili della fantasy televisiva. Eppure, la sua nascita non fu il risultato di un progetto ambizioso, ma l’effetto collaterale di una serie di coincidenze fortunate che nessuno aveva previsto.
All’inizio, la guerriera non era destinata a dominare il piccolo schermo: doveva essere solo una comparsa ricorrente in Hercules, serie già popolarissima negli anni Novanta. Il personaggio era stato concepito come semplice figura secondaria, senza alcuna prospettiva di diventare protagonista.
Il punto di svolta arrivò quando i dirigenti della Universal videro una versione preliminare degli episodi in cui Xena compariva. Intuirono subito che quella figura aveva un potenziale unico, tanto da decidere di sviluppare in fretta una serie autonoma prima che qualcun altro potesse imitare l’idea.
La scelta fu anche un’occasione per il co-creatore Robert Tapert, che da tempo desiderava realizzare una serie action guidata da una protagonista femminile forte e indipendente, un modello ancora raro nella televisione dell’epoca.
Il ruolo, però, non era stato pensato per Lucy Lawless. Un’altra attrice era stata scritturata, ma un improvviso problema di salute la costrinse a rinunciare. Con le riprese imminenti, Tapert propose Lawless, che aveva già interpretato un altro personaggio in Hercules. La rete accettò e iniziò così una delle trasformazioni più celebri della TV anni ’90.
Uno dei primi passi fu definire il look della guerriera. In un salone di Auckland si discuteva persino di renderla bionda, ma fu la stessa Lawless a opporsi. Si ispirava alla tennista Gabriela Sabatini e immaginava Xena con capelli scuri e un’aura decisa, elementi che sarebbero diventati parte essenziale della sua identità visiva.
Nemmeno l’attrice, inizialmente, credeva davvero nel progetto. Tapert ha raccontato che quando le parlò di una possibile serie autonoma, Lawless reagì con scetticismo. Nessuno poteva prevedere l’impatto che Xena avrebbe avuto.
Quella che doveva essere una presenza temporanea si trasformò in un fenomeno globale: sei stagioni, milioni di spettatori e un ruolo fondamentale nel ridefinire la rappresentazione delle eroine d’azione nella televisione fantasy.






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