Steven Spielberg torna a parlare di alieni, ma questa volta con un taglio che lui stesso definisce radicalmente diverso. Pur essendo il regista di opere iconiche come “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” ed “ET”, il nuovo progetto Disclosure Day rappresenta per lui un cambio di rotta netto, quasi una sfida personale.
A differenza dei suoi precedenti film, che Spielberg colloca nella sfera del fantasy o della “speculazione scientifica”, il regista sostiene che questa volta l’approccio sia molto più ancorato alla realtà. Il punto di svolta, racconta, è arrivato quando figure con ruoli istituzionali — piloti militari e membri del Congresso — hanno iniziato a parlare apertamente del fenomeno dopo il celebre leak del New York Times del 2017.
Da quel momento, Spielberg ha iniziato a considerare il tema non più come semplice materiale da fantascienza, ma come un terreno di indagine che richiedeva rigore e attenzione. Ha spiegato di aver trattato Disclosure Day come una sorta di prova d’esame, un modo per misurarsi con un genere che aveva già affrontato, ma mai con questa serietà.
Il regista sottolinea infatti di percepire la questione come qualcosa di “molto più vicina ai fatti che alla finzione”, e proprio per questo ha scelto di affrontarla con un realismo che, a suo dire, non aveva mai sperimentato prima nella sua carriera.






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