Il ritorno di Ken il Guerriero avrebbe dovuto segnare una rinascita, non un inciampo. Eppure il nuovo remake di Hokuto no Ken, dopo i primi episodi, sta generando un effetto inatteso: invece di riaccendere l’entusiasmo, sta alimentando una diffusa freddezza.

La discussione si è accesa soprattutto sul fronte visivo. Fin dai trailer era evidente la scelta della CGI, ma ciò che molti contestano non è la tecnica in sé: è l’impressione di un’animazione rigida, poco armonizzata e incapace di sostenere il peso iconico dell’opera originale. Un paragone ricorrente è quello con il discusso “Berserk 2016”, simbolo di una CGI percepita come poco riuscita.

Le piattaforme di valutazione hanno amplificato il malcontento. Su MyAnimeList il punteggio iniziale è rimasto basso, su AniList il riscontro è stato ancora più tiepido, mentre IMDb ha mostrato numeri leggermente più clementi. In ogni caso, il messaggio che arriva dal pubblico è chiaro: il debutto non ha convinto.

Eppure non tutto è da scartare. Le sequenze di azione risultano più dinamiche del previsto e la serie conserva quella violenza brutale che ha sempre caratterizzato il mondo di Kenshiro. La distribuzione su Prime Video permette inoltre una rappresentazione del gore più libera rispetto ai limiti televisivi giapponesi.

Il nodo centrale, quindi, non è l’idea di riportare in vita un classico, ma il modo in cui questo ritorno è stato costruito. Chi è cresciuto con l’opera originale fatica ad accettare una reinterpretazione così distante; chi invece non ha legami con il passato potrebbe trovarla meno respingente. Resta però evidente una crepa: evocare un monumento dell’animazione non basta, se la forma scelta non riesce a sostenere ciò che quel nome rappresenta.

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