Per milioni di spettatori, Lizzie McGuire è stata il volto di un’intera generazione. Per Hilary Duff, però, interpretare il celebre personaggio Disney ha rappresentato non solo una straordinaria opportunità, ma anche una responsabilità sempre più difficile da sostenere con il passare del tempo.
A oltre vent’anni dall’uscita del film che nel 2003 concluse la serie di Disney Channel, l’attrice e cantante è tornata a parlare del periodo finale della sua esperienza nei panni di Lizzie. Duff ha raccontato di aver raggiunto un punto di forte stanchezza personale e professionale, dopo aver lavorato intensamente per due stagioni consecutive e aver visto la propria popolarità crescere a livelli enormi.
Secondo l’artista, il confine tra la sua identità e quella del personaggio era diventato sempre più sottile. “A quel punto avevo chiuso con Lizzie. Avevo girato decine di episodi ed ero diventata una grandissima star. Tutti mi chiamavano Lizzie”. Un legame così forte con il personaggio da spingerla, durante le riprese del film in Italia, a desiderare un cambiamento radicale: “Volevo che la gente vedesse me. Non mi stavo più divertendo”.
La riflessione di Hilary Duff riguarda soprattutto il bisogno di costruire una propria identità artistica indipendente da quella che l’aveva resa famosa. L’attrice ha ammesso che, in quel periodo, sentiva l’urgenza di affermare una versione di sé distinta da Lizzie McGuire, allontanandosi da tutto ciò che era associato al personaggio.
Tra gli elementi più rappresentativi di quell’epoca c’era anche What Dreams Are Made Of, la canzone diventata il simbolo del film e dell’intero fenomeno Lizzie McGuire. Per anni Duff ha vissuto quel brano con sentimenti contrastanti, al punto da arrivare a pensare che non l’avrebbe più cantato.
Oggi, però, il suo rapporto con quella fase della carriera è cambiato. Guardando al passato con maggiore serenità, l’attrice riesce a vedere il valore che Lizzie McGuire e la sua musica hanno avuto per il pubblico e per la sua stessa crescita personale. “Ora riesco a partecipare alla celebrazione di ciò che quella canzone significava per le persone e di ciò che significa per me oggi”. Un segno di come il tempo abbia trasformato la fatica di allora in una rinnovata consapevolezza del proprio percorso artistico.





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