Igort torna al Giappone con A cavallo con i poeti, ma lo fa scegliendo una forma diversa: non più il diario illustrato dei suoi celebri Quaderni giapponesi, bensì una prosa che mescola memoria personale e osservazione culturale. Il risultato è un racconto che usa l’autore come filtro, senza trasformarlo nel centro della scena.

Nel libro, il periodo trascorso negli anni Novanta presso Kodansha diventa il punto di partenza per un viaggio più ampio: non solo la Tokyo delle redazioni e delle strade percorse a piedi, ma anche le campagne, i luoghi meno battuti, le impressioni accumulate nel corso di decenni di ritorni. Igort costruisce così un percorso che evita i cliché e si allontana da ogni idea di guida turistica.

Il concetto di nomadismo artistico, ispirato ai poeti giapponesi, orienta la struttura del volume. Le figure di Matsuo Bashō e Katsushika Hokusai diventano compagni di viaggio, presenze che guidano lo sguardo e suggeriscono deviazioni. Il lettore procede accanto all’autore, osservando una cultura colta nella sua quotidianità, come accadeva nel “Tokyo-Ga” di Wim Wenders.

La scrittura procede per frammenti, impressioni, blocchi narrativi che richiedono una lettura lenta. Le illustrazioni, poche e a tutta pagina, funzionano come appunti visivi: non costruiscono sequenze, non dominano il testo, ma intervengono come pause di contemplazione, un contrappunto necessario alla sensibilità di Igort.

A cavallo con i poeti amplia la sua esplorazione del Giappone, accentuando la dimensione riflessiva e culturale. È un diario di viaggio di lungo respiro, capace di offrire una prospettiva trasversale e non convenzionale. Per chi ama il Paese, è una lettura utile e intrigante; per chi non conosce Igort, un ingresso accessibile nel suo modo di raccontare il mondo.

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