Nel dibattito sull’IA nei videogiochi si parla spesso di creatività, etica e rischi per gli sviluppatori. Ma un nuovo studio suggerisce un effetto meno discusso: la semplice dichiarazione dell’uso dell’IA potrebbe influenzare le performance commerciali dei titoli.
Negli ultimi anni l’IA è entrata stabilmente nei processi produttivi: asset grafici, dialoghi, traduzioni, ottimizzazione del codice. Parallelamente, sulle piattaforme digitali si moltiplicano le etichette che segnalano contenuti generati o assistiti da IA, trasformando un dettaglio tecnico in un possibile elemento di valutazione per il pubblico.
Lo studio di Ross Burton, Head of Product and Data di Game Oracle, analizza le uscite Steam del 2025. Circa il 21% dei giochi pubblicati riporta una qualche forma di dichiarazione legata all’IA. Mancando dati ufficiali sulle vendite, la ricerca utilizza le recensioni come indicatore: su un campione di 10.000 titoli, quelli con IA raccolgono in media 4 recensioni nel primo mese, contro le 7 dei giochi senza IA. E un ulteriore dato colpisce: circa il 20% dei titoli che dichiarano l’uso dell’IA non riceve alcuna recensione.
Per isolare il fenomeno, Burton applica un modello statistico che considera esperienza del team, publisher, genere e finestra di lancio. Il risultato è netto: i giochi che dichiarano l’uso dell’IA ottengono circa il 53% di recensioni in meno. In un confronto diretto, un progetto “tradizionale” arriverebbe a 100 recensioni, mentre il suo equivalente con IA si fermerebbe a 47.
Secondo Burton, non si tratterebbe di un rifiuto ideologico della tecnologia, ma di una percezione di qualità inferiore quando l’IA viene dichiarata come parte significativa del processo creativo.
La ricerca distingue anche tra categorie di sviluppatori. I team indie con budget ridotti sembrano meno penalizzati, forse perché già svantaggiati in termini di visibilità. A soffrire di più sarebbero invece gli studi affermati, dove l’uso dell’IA può incidere sulla fiducia del pubblico e sulla reputazione del progetto.
Nel complesso, lo studio suggerisce che l’IA non influenza solo come si creano i giochi, ma anche come vengono percepiti, diventando un fattore capace di orientare indirettamente l’interesse dei giocatori.





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