La disputa tra Nintendo e Pocketpair sembrava destinata a un epilogo schiacciante per il colosso giapponese. Eppure, dopo mesi di botta e risposta, il quadro si è ribaltato: ciò che doveva essere una causa devastante si è trasformata in un fastidio quasi trascurabile per gli autori di Palworld.
All’inizio, The Pokémon Company puntava altissimo: voleva che il gioco venisse rimosso dal mercato, convinta che le somiglianze fossero troppo evidenti. Ma la strategia si è progressivamente sgonfiata. Le modifiche introdotte da Pocketpair per evitare alcuni brevetti, unite alla decisione di limitare la causa al solo mercato giapponese, hanno ridimensionato drasticamente l’intera operazione.
Il nodo centrale ora è il possibile risarcimento. Anche nell’ipotesi in cui Nintendo dovesse spuntarla, il risultato sarebbe ben lontano da un trionfo. La cifra prevista è di appena 5 milioni di yen, circa 30.000 dollari, un importo irrisorio se confrontato con la portata economica delle due aziende e con il successo planetario del survival “Pokémon‑like”.
Inoltre, l’ingiunzione richiesta da Nintendo non avrebbe alcun impatto sulle versioni attuali o future del gioco. Per Pocketpair, dunque, la causa non rappresenta più un ostacolo reale, soprattutto ora che Palworld 1.0 è pronto a debuttare il 10 luglio 2026 sulle principali piattaforme digitali e che diversi spin‑off sono già in lavorazione.
In sintesi, quella che doveva essere una battaglia epocale si è trasformata in un’ombra lontana: per Pocketpair, la guerra legale con Nintendo è ormai poco più di un dettaglio marginale.





Lascia un commento