Il remake CGI di Ken il Guerriero continua a dividere: dopo sette episodi, l’impatto visivo resta il suo tallone d’Achille. La rigidità dei modelli, dei movimenti e della resa generale non riesce a evocare la brutalità iconica dell’anime originale, e i cambiamenti introdotti non aiutano a migliorare la prima impressione.
Eppure, sotto questa superficie poco invitante, sta prendendo forma un adattamento più solido del previsto. Il punto di forza inatteso riguarda i combattimenti, elemento centrale del mito di Kenshiro. Se l’azione fallisce, tutto crolla; sorprendentemente, il remake riesce invece a dare peso agli scontri più importanti, soprattutto quando il protagonista affronta avversari di rilievo.
Contro i nemici minori, Kenshiro appare essenziale e distaccato, sufficiente a mostrare l’abisso che lo separa dai banditi comuni. Ma quando entrano in scena i capi delle bande, l’Hokuto Shinken esplode in tutta la sua ferocia grottesca: corpi che implodono, scheletri che emergono, muscoli manipolati, occhi che si torcono prima dell’inevitabile fine. Sono eccessi, certo, ma fanno parte dell’identità stessa della serie.
La violenza, però, non è mai fine a sé stessa. Ogni tecnica diventa la manifestazione fisica della forza di Kenshiro, un segno che rimane sul corpo dell’avversario e nella memoria dello spettatore. Anche quando la CGI tradisce la fluidità, l’idea dietro l’azione resta chiara: ogni scontro deve sorprendere e ribadire la natura quasi leggendaria del protagonista.
Il vero equilibrio del remake emerge però nel rapporto tra Kenshiro e il mondo che attraversa. In un contesto dominato dalla crudeltà, con un passato di tradimenti e perdite, il protagonista avrebbe tutte le ragioni per diventare un mostro. E invece sceglie la compassione. Protegge chi non può difendersi, offre a Rin una speranza e spinge Bat a superare il proprio egoismo iniziale.
Per questo il remake rimane un’opera contraddittoria: non è bello da vedere, e la CGI resta un limite evidente, ma riesce a valorizzare due pilastri fondamentali della storia originale — la spettacolarità crudele dell’Hokuto Shinken e la statura morale di Kenshiro. Non basta a renderlo un grande anime, ma basta a renderlo molto più interessante di quanto sembrasse all’inizio.





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