Le dichiarazioni emerse al Napoli Comicon hanno riaperto un vecchio fronte: il rapporto tra i primi anni di Dragon Ball e l’evoluzione degli shonen moderni. A finire nel mirino, questa volta, è Naruto, soprattutto per alcune scelte narrative della seconda parte dell’opera.

Secondo il riassunto diffuso online, Torishima avrebbe criticato decisioni chiave come la sopravvivenza di Sasuke e il ritorno in vita di Kakashi dopo lo scontro con Pain, definendo proprio quell’arco come l’ultimo vero momento di grande impatto della serie.

Il nodo più discusso riguarda il ruolo di Sasuke. L’intera storia di Naruto si regge sull’inseguimento di un amico che sembra ormai perduto. Eliminare Sasuke prima della Valle dell’Epilogo avrebbe trasformato il manga in un racconto molto più cupo, spezzando il percorso costruito su fallimenti, distanza e tentativi di riconciliazione. Senza di lui, Naruto non avrebbe ottenuto alcuna vittoria emotiva: avrebbe solo perso.

Il discorso su Kakashi tocca un’altra ferita aperta. La sua morte durante l’attacco di Pain è uno dei momenti più intensi di Shippuden, e molti ritengono che il suo ritorno abbia attenuato il peso della distruzione di Konoha. Una scelta narrativa che, se fosse stata definitiva, avrebbe lasciato un segno più profondo, ma avrebbe anche privato la guerra finale di una figura centrale.

Oltre a Naruto, Torishima avrebbe esteso la critica agli shonen contemporanei come Jujutsu Kaisen, Chainsaw Man e perfino One Piece, accusandoli di essere troppo carichi di spiegazioni e orientati verso un pubblico più adulto. Una distanza evidente rispetto alla sua generazione, che puntava su immediatezza e impatto visivo.

Ed è qui che si concentra il vero dibattito: l’evoluzione degli shonen è un limite o la ragione del loro successo globale? Per alcuni, Naruto ha perso spontaneità. Per altri, proprio quella complessità lo ha reso un fenomeno mondiale.

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