L’arrivo del Pinocchio illustrato da Mike Mignola sorprende perché scardina l’idea stessa di come si sia sempre affrontato il capolavoro di Collodi. Per decenni, il “canone” visivo è stato una montagna da scalare con timore; poi è diventato un terreno di sfide continue, dove ogni autore cercava la propria via tra le infinite sfumature del burattino più famoso del mondo.

In questo contesto, Mignola — illustratore “prestato” al fumetto e non il contrario — sceglie una strada straniante: piccoli interventi in bianco e nero, poche tavole a colori, un ritmo visivo frammentato. I suoi disegni non commentano, ma assorbono atmosfere e simboli, lasciando però vuoti iconografici, soprattutto nella prima parte del racconto, che rendono l’edizione Beehive/NPE tanto affascinante quanto irregolare.

Eppure Mignola ha sempre dichiarato di considerare Pinocchio un testo fondamentale, quasi quanto il “Dracula” di Stoker. Da qui nasce l’aspettativa di un adattamento più organico, capace di abbracciare il lato oscuro del romanzo: un mondo dove il burattino è impulsivo, violento, persino omicida, immerso in una Toscana gotica che Maurice Sendak definiva piena di humor nero e mostri antichi.

Non sorprende quindi che Mignola condivida questa visione con autori come Guillermo del Toro o con scrittori come Aurelio Picca, che aveva già intuito la potenza simbolica della Fata Turchina come figura di pietà infantile, quasi una piccola madonna cimiteriale. È proprio in questa direzione che l’artista americano affonda le radici del suo immaginario.

Il suo Pinocchio è un viaggio nel dark side della fiaba: niente dinamismo, solo ombre, dettagli inquietanti, architetture sghembe, croci, tombe, paesaggi che sembrano usciti da Dorè e dal cinema espressionista di Wiene e Murnau. Le composizioni ricordano le tavole anatomiche barocche di Ruysch, con scheletri e dissezioni che diventano metafore visive.

Il risultato richiama l’estetica del “Dracula” di Coppola e il gotico di “Gotham by Gaslight”. È un ritorno a casa per Mignola e, in un certo senso, anche per il lettore: un Pinocchio che riemerge dal buio, come dopo un viaggio in mare dentro una bara o nel ventre di un pescecane.

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