Il 22 settembre 2026 ha finalmente aperto i battenti il Lucas Museum of Narrative Art, il progetto che George Lucas ha inseguito per quasi vent’anni con l’obiettivo di dare spazio museale a fumetti, illustrazioni, arte cinematografica e immagini capaci di raccontare una storia. Per il regista, tutte queste forme rientrano nella definizione di “arte narrativa”, un concetto che supera la distinzione tra arti maggiori e minori e mette al centro il potere del racconto visivo.

Situato all’interno di Exposition Park a Los Angeles, il museo occupa un avveniristico edificio progettato da Ma Yansong e dallo studio MAD Architects. Gli oltre 9.000 metri quadrati di gallerie ospitano circa 1.300 opere, selezionate da una collezione privata che supera le 40.000 unità. Tra dipinti, fotografie, manifesti e materiali cinematografici trova naturalmente spazio anche Star Wars, rappresentato attraverso concept art, modellini e sculture, senza però monopolizzare l’esposizione.

La collezione nasce da una passione coltivata da Lucas per oltre mezzo secolo. Il suo primo acquisto fu una tavola originale di Alley Oop, acquistata ai tempi del college per appena 35 dollari. Da allora il patrimonio si è ampliato fino a comprendere opere di artisti come Norman Rockwell, N.C. Wyeth, Frank Frazetta, Frida Kahlo, Diego Rivera, Robert Colescott e Banksy.
Il percorso che ha portato all’apertura del museo è stato tutt’altro che semplice. Dopo un primo tentativo fallito a San Francisco, il progetto si trasferì a Chicago, dove incontrò l’opposizione di associazioni contrarie all’utilizzo di terreni pubblici per una struttura privata. Una lunga battaglia legale spinse Lucas ad abbandonare la città nel 2016. La scelta finale ricadde quindi su Los Angeles, dove i lavori iniziarono nel 2018. Tra pandemia, ritardi e problemi logistici, l’investimento complessivo è arrivato a circa un miliardo di dollari, finanziato interamente da Lucas e dalla moglie Mellody Hobson.

Tra i tesori custoditi dal museo figurano tavole e opere di autori fondamentali come Winsor McCay, Jack Kirby, Moebius, Will Eisner, Carl Barks, Frank Miller, Jim Lee e Mike Mignola. Spiccano il primo Flash Gordon di Alex Raymond, storiche strisce dei Peanuts, una tavola di Little Nemo in Slumberland del 1908 e la celebre copertina di Neal Adams per Superman #233. La Research Library conserva inoltre oltre 30.000 fumetti, con una ricca sezione dedicata alla Silver Age, oltre a manga, libri illustrati e gli archivi cinematografici Lucas.
L’apertura del museo ha suscitato reazioni contrastanti. Alcuni critici hanno elogiato la capacità dell’istituzione di abbattere le barriere tra arte alta e cultura popolare, mentre altri hanno evidenziato il rischio di privilegiare la narrazione rispetto al contesto storico, politico e culturale delle opere. Al contrario, appassionati di fumetto e cinema hanno accolto con entusiasmo il progetto, apprezzandone sia la filosofia inclusiva sia l’attenzione all’accessibilità, evidente anche nella politica dei prezzi del ristorante interno, lo Skywalker Grill.





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