Il futuro dei media per ragazzi in Canada appare sempre più incerto. A lanciare l’allarme è Project Sunbeam: Kids’ Rights in Canadian Media, ricerca commissionata da Rocket Fund Canada e coordinata da Kim Wilson, che ha raccolto dati attraverso sondaggi, focus group e interviste a professionisti, educatori ed esperti del settore.

La fotografia emersa è preoccupante: l’85% degli operatori intervistati ritiene che l’industria dei contenuti per bambini e adolescenti sia in una fase di crisi o di declino. Tra i professionisti francofoni, l’80% parla addirittura di una vera e propria “emergenza culturale“. A pesare sono il crollo delle produzioni, la riduzione degli investimenti da parte delle emittenti, la scomparsa di molti committenti e l’abbandono del settore da parte di numerosi talenti.

Il rapporto evidenzia una crescente distanza tra il sistema che finanzia i contenuti per l’infanzia e le modalità con cui i ragazzi consumano media oggi. Le nuove generazioni trascorrono il proprio tempo tra streaming, YouTube, videogiochi, podcast e creator digitali, mentre molti strumenti di finanziamento continuano a essere modellati sui media tradizionali. Anche gli addetti ai lavori ammettono di non sentirsi pronti ad affrontare questo cambiamento.

Quando ai ragazzi è stato chiesto se fosse importante che ciò che guardano fosse canadese, il 94% ha risposto di no. Per molti conta soltanto che le storie risultino autentiche e vicine alla loro esperienza quotidiana. Parallelamente, il 72% degli intervistati ha dichiarato di non riconoscersi nei personaggi, nelle culture o nelle realtà rappresentate sullo schermo. Tuttavia, molti si sono detti orgogliosi all’idea che i contenuti già apprezzati possano essere canadesi.

Un altro nodo cruciale riguarda la scoperta dei contenuti. Genitori e ragazzi faticano a trovare produzioni canadesi sulle piattaforme digitali, dove gli algoritmi tendono a privilegiare contenuti più forti dal punto di vista commerciale. Il fenomeno è particolarmente evidente nel mercato francofono, dove i giovani consumano sempre più prodotti provenienti dall’estero.

Il rapporto dedica ampio spazio anche all’impatto di intelligenza artificiale e piattaforme digitali. Tra le raccomandazioni figura l’introduzione di un codice nazionale sull’AI dedicato ai minori, con regole specifiche su privacy, profilazione e tutela dei dati. L’idea è che la responsabilità debba ricadere soprattutto sulle aziende tecnologiche e non esclusivamente sulle famiglie.

Per invertire la tendenza, il documento propone la creazione di un Fondo nazionale permanente per i media destinati a bambini e ragazzi. La struttura finanziera sia produzioni tradizionali sia progetti nativi digitali, come serie brevi, podcast e contenuti interattivi, senza obbligare gli autori a ottenere preventivamente il sostegno di broadcaster o piattaforme. Sono inoltre previste quote dedicate ai progetti francofoni e ai contenuti sviluppati dalle comunità indigene.

In sintesi, il messaggio del rapporto è chiaro: occorre smettere di sostenere un modello ormai superato e iniziare a investire nell’ecosistema mediatico in cui i giovani vivono già oggi.

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