Nel panorama delle serie tv esistono progetti che svaniscono prima ancora di mostrarsi, ma alcuni fanno ancora più rumore: quelli girati, completi, e poi abbandonati. È il caso dell’adattamento live‑action delle Superchicche, una produzione The CW che avrebbe trasformato un’icona dell’animazione in un racconto adulto e disturbante.
La serie immaginava un futuro in cui Blossom, Bubbles e Buttercup non erano più eroine spensierate, ma donne segnate da un’infanzia consumata a combattere. L’idea centrale era affrontare le conseguenze psicologiche, la frattura familiare e un evento drammatico legato a Mojo Jojo, elementi che avrebbero definito un mondo molto più cupo del cartone.
Quando però emersero le prime immagini, il pubblico reagì con sarcasmo. Costumi giudicati goffi, tono percepito come stonato, atmosfera ritenuta parodistica: il pilot venne congelato e mai trasmesso. Solo anni dopo, grazie a un trailer trapelato, si è potuto intuire la reale direzione del progetto.
Con il senno di poi, quel tono volutamente grottesco, quella lettura adulta e quella volontà di mostrare eroine imperfette sembrano meno fuori luogo. Forse la serie è stata vittima di un giudizio troppo rapido, forse era semplicemente arrivata in un momento in cui il pubblico non era pronto a vedere un simbolo dell’infanzia trasformato in un dramma sulle conseguenze del trauma.
Il vero rimpianto, oggi, non è la cancellazione in sé, ma il fatto che un esperimento così radicale, così curioso, sia stato archiviato senza che nessuno potesse davvero scoprire cosa avrebbe raccontato. Una storia rimasta sospesa, come le sue protagoniste.






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