Per un interprete che ha attraversato Shakespeare, Marlowe e Oscar Wilde, la misura dei dialoghi nei cinecomic può sembrare sorprendentemente ridotta. Sir Ian McKellen, veterano del West End e di Broadway, lo ha spiegato con ironia durante una proiezione speciale del suo nuovo film, The Christophers.
Secondo l’attore, gli autori teatrali che ha portato in scena per tutta la vita possiedono un linguaggio “meraviglioso”, capace di superare persino le loro intenzioni. È questo il tipo di scrittura che McKellen ama pronunciare. Nei film tratti dai fumetti, invece, i discorsi sono spesso brevi, quasi un “pow!”, come lui stesso ha scherzato, ricordando le sue esperienze nei panni dei personaggi degli X-Men.
In The Christophers, diretto da Steven Soderbergh su sceneggiatura di Ed Solomon, McKellen interpreta Julian Sklar, un artista celebre e ormai anziano. I suoi figli, temendo di non ereditare nulla, coinvolgono l’affermata pittrice Lori Butler (interpretata da Michaela Coel) per completare alcune tele rimaste incompiute, sperando così di garantirsi un futuro.
Il punto di vista dell’attore è comprensibile: con sette Laurence Olivier Awards e un Tony Award, affrontare i dialoghi essenziali dei cinecomic è ben diverso dai monologhi complessi che recita da decenni. Eppure il suo Magneto ha regalato ai fan momenti iconici, tanto che l’attesa per rivederlo in Avengers: Doomsday dei Fratelli Russo è altissima.
Nel film, McKellen ritroverà il Charles Xavier dell’amico Patrick Stewart, insieme a molti altri X-Men. E, secondo i rumor, potrebbe tornare anche il Wolverine di Hugh Jackman, alimentando ulteriormente l’entusiasmo del pubblico.





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