Il destino di Desert Warrior si è compiuto nel peggiore dei modi: dopo sei anni di lavorazione tormentata e un budget lievitato fino a 150 milioni di dollari, l’uscita negli Stati Uniti ha certificato ciò che molti temevano. Il film con Anthony Mackie è stato accolto come uno dei più clamorosi flop dell’ultimo decennio.
Il debutto al box office è stato disastroso: appena 472.000 dollari nel weekend d’apertura, nonostante oltre 1.000 sale coinvolte. Una media di 187 dollari per sala che ha fatto immediatamente scattare l’etichetta di fallimento annunciato. Anche la critica non ha avuto pietà: IMDb lo inchioda a un impietoso 1,9/10, mentre su Rotten Tomatoes si ferma al 27%.
Dietro questo crollo c’è un progetto nato con ambizioni enormi. Pensato come il primo vero blockbuster “alla hollywoodiana” finanziato dall’Arabia Saudita, il film di Rupert Wyatt avrebbe dovuto rappresentare un nuovo capitolo per l’industria cinematografica del Paese. Invece, la produzione si è trasformata in un labirinto di problemi creativi, divergenze interne e continui ripensamenti.
Il budget iniziale di 70 milioni è quasi raddoppiato durante le riprese del 2021. Le proiezioni di prova hanno evidenziato una scarsa connessione con il pubblico, mentre gli studi statunitensi avrebbero espresso perplessità nel vedere un team occidentale alle prese con un’epopea ambientata nel Medio Oriente pre-islamico. Nel 2023, Wyatt ha abbandonato definitivamente il progetto, lasciando alla montatrice Kelley Dixon il compito di riassemblare il film, aggiungere dialoghi e ridefinire il tono.
La storia ruota attorno alla principessa Hind, in fuga dal tirannico Kisra interpretato da Ben Kingsley, e al misterioso guerriero impersonato da Mackie. Una trama epica che aspirava a evocare battaglie in stile “Il ritorno del re”, ma che non è riuscita a trasformare l’ambizione in un risultato convincente.
Il paradosso finale? Mentre Desert Warrior affonda, Mackie tornerà presto sul grande schermo con “Avengers: Doomsday”, un titolo che punta esattamente all’opposto: dominare il box office globale.





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