Il confronto tra IA generativa e produzione artistica non si è mai davvero placato, e nel mondo degli anime la tensione è tornata a salire. A riaccendere la discussione è stata Terumi Nishii, professionista di lunga data che conosce l’industria dall’interno.

Non parliamo di una voce qualunque: Nishii ha firmato il character design di “JoJo’s Bizarre Adventure: Diamond is Unbreakable”, lavorato al remake di Rurouni Kenshin e diretto l’animazione in episodi di Jujutsu Kaisen e Death Note. Una figura che, quando parla, sa esattamente cosa sta dicendo.

Secondo l’artista, diversi studi starebbero già impiegando IA generativa senza dichiararlo, temendo reazioni negative. Le sue accuse puntano soprattutto a realtà legate a grandi aziende orientate ai profitti, che avrebbero introdotto la tecnologia in modo silenzioso, con comunicazioni interne vaghe e nessuna trasparenza verso il pubblico.

Le sue parole sono arrivate mentre la community sospettava che WIT Studio avesse fatto ricorso all’IA nella nuova opening di Ascendance of a Bookworm 4. Un singolo frame, quello di un fiore dai bordi che si dissolvono in modo innaturale, è bastato per far scattare l’allarme: forme che si fondono senza logica, esattamente il tipo di difetto tipico dei modelli generativi.

La produzione dell’opening sarebbe stata affidata a uno studio esterno, dettaglio che sposterebbe la responsabilità, ma non elimina i dubbi sulla consapevolezza di WIT. E il fatto che questa sia la prima stagione della serie prodotta dallo studio rende la polemica ancora più pesante.

Il punto cruciale, però, non è il singolo caso. L’uso dell’IA nella produzione animata è destinato a crescere, ed è inutile fingere il contrario. Il vero problema è come l’industria sta scegliendo di integrarla: sostituire gli animatori invece di supportarli, e soprattutto farlo di nascosto, significa ammettere che il pubblico non approverebbe. Una strategia che rischia di danneggiare tutti, tecnologia compresa.

Lascia un commento

In voga