Quando oggi si parla di The Office, si pensa al mockumentary più influente della televisione moderna. Eppure, agli inizi, il progetto rischiò seriamente di scomparire nel nulla. La prima stagione, e in particolare il pilot, furono accolti con un gelo quasi imbarazzante, come ha ricordato Steve Carell durante la sua ospitata a “Good Hang with Amy Poehler”.

Nel dialogo con Poehler, l’attore ha scherzato sul fatto che entrambi venissero considerati versioni “povere” l’uno dell’altra, un paragone che la conduttrice ha definito un complimento. Carell, con la sua tipica ironia, ha ribattuto che per lui era “un insulto”, dando il via a una risata condivisa. Ma dietro la battuta si nascondeva un ricordo ben più amaro: il debutto disastroso della serie.

Poehler ha ricordato come The Office avesse avuto “il lancio peggiore di sempre”, e Carell ha confermato senza esitazioni. Secondo lui, il pilot ottenne “il punteggio di gradimento più basso nella storia della NBC”. Il pubblico non solo non apprezzò lo stile, ma arrivò a odiare apertamente la serie, rendendo quasi impensabile un futuro per il progetto.

Il problema principale era il confronto inevitabile con la versione britannica di Ricky Gervais. All’epoca, molti consideravano l’adattamento americano un errore clamoroso. Carell ha raccontato che persino Paul Rudd cercò di dissuaderlo dal fare il provino: “Non farlo, amico. Non c’è modo”. Il pregiudizio era così forte che nessuno immaginava un’evoluzione positiva.

E invece, contro ogni previsione, la serie trovò il suo ritmo, il suo pubblico e una sua identità. Da prodotto quasi cancellato, The Office divenne un fenomeno culturale, capace di generare anni di successo, un fandom enorme e persino nuovi remake. Un percorso che dimostra come, a volte, i progetti più fragili siano quelli destinati a lasciare il segno.

Lascia un commento

In voga