L’attrice Nicola Coughlan, celebre per il ruolo di Penelope Featherington nella serie Bridgerton, è tornata a parlare degli episodi di bodyshaming che ha dovuto affrontare negli ultimi anni. In una recente intervista rilasciata a Elle UK, la star ha raccontato quanto sia frustrante vedere il proprio lavoro ridotto a commenti sull’aspetto fisico, nonostante mesi di impegno e sacrifici dedicati a un progetto.
Tra gli episodi che più l’hanno colpita, Coughlan ha ricordato un momento particolarmente imbarazzante avvenuto in un bagno pubblico durante un incontro con una fan. L’attrice ha raccontato che una donna visibilmente ubriaca ha iniziato a parlare del suo corpo proprio davanti a lei. “Ricordo che una volta una ragazza davvero ubriaca mi parlò in bagno dicendo: ‘Ho amato Bridgerton per via del tuo corpo’”. La conversazione proseguì con ulteriori commenti sul suo fisico, lasciandola profondamente a disagio: “Ho pensato: ‘Voglio morire. Odio così tanto questa cosa’”. Per l’attrice è stato l’ennesimo esempio di quanto il lavoro artistico venga spesso ridotto a giudizi superficiali sull’immagine.
Non è la prima volta che Coughlan affronta pubblicamente il tema. Durante la sua partecipazione alla serie, l’attrice è stata più volte bersaglio di commenti sul peso e sul suo corpo. Nel 2022, tramite Instagram, aveva chiesto apertamente di smettere con questo tipo di osservazioni: “Se avete un’opinione sul mio corpo, per favore non condividetela con me”. Nel messaggio spiegava anche quanto sia pesante ricevere ogni giorno migliaia di opinioni non richieste sul proprio aspetto.
Proprio per reagire a queste critiche, l’attrice ha raccontato di aver fatto una scelta molto precisa durante le riprese di Bridgerton. In un’intervista di due anni fa rivelò di aver insistito con la produzione per apparire nuda in una scena di sesso, trasformando quel momento in una risposta simbolica ai troll online che la insultavano. Una decisione che, come lei stessa ha raccontato, non fu accolta con entusiasmo dalla madre, ma che per l’attrice rappresentava un modo per rivendicare autonomia e sicurezza rispetto al proprio corpo.






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