Dopo l’ondata speculativa seguita alla pandemia, il mercato giapponese delle carte Pokémon sta vivendo una brusca frenata. Per anni i prezzi sono cresciuti in modo incontrollato, spinti da scalper, bagarini e investitori occasionali che hanno trasformato un hobby per ragazzi in un’arena finanziaria. Alcune carte hanno raggiunto cifre da capogiro, con vendite da decine di migliaia di dollari, rendendo il collezionismo quasi proibitivo per i più giovani.

Uno dei casi simbolo riguarda Lillie Full Art del set Terastal Festival Ex, conosciuto in Occidente come Evoluzioni Prismatiche. Fino a poche settimane fa in Giappone la carta toccava valutazioni di circa 10 milioni di yen (intorno ai 60.000 euro), mentre oggi si attesta sotto i 2 milioni di yen (circa 10.000 euro). Un ridimensionamento drastico che fotografa bene la portata del calo. Proprio Terastal Festival Ex era diventato il simbolo dell’hype continuo che aveva gonfiato artificialmente le quotazioni.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Daily Shincho, diversi negozi specializzati starebbero affrontando serie difficoltà, con alcuni pronti a chiudere. Un commerciante di Tokyo parla di una vera e propria inversione di tendenza, con valori in picchiata e minore affluenza nei punti vendita. Il mercato, un tempo dominato da code interminabili e acquisti compulsivi, appare ora decisamente più tranquillo.

Alla base della crisi ci sarebbero almeno due fattori chiave: l’uscita dal mercato di molti collezionisti speculativi, che hanno venduto le proprie raccolte per dedicarsi ad altre serie, e l’invasione di carte false provenienti dalla Cina, realizzate con una qualità tale da mettere in difficoltà perfino gli esperti. La combinazione di eccesso di offerta e perdita di fiducia ha generato un effetto a valanga, facendo scoppiare la bolla speculativa.

Paradossalmente, a beneficiare della situazione sono stati i giocatori e i bambini. Molte carte rare, un tempo valutate centinaia di euro, oggi si trovano a poche decine. Le bustine sono tornate disponibili a prezzo di listino e i negozi non sono più assediati. Dopo anni di eccessi, il mercato giapponese sembra dunque ritrovare un equilibrio più vicino allo spirito originario del collezionismo.

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