Nel 2021 Spider-Man: No Way Home ha riportato sul grande schermo un evento attesissimo: il ritorno di Andrew Garfield e Tobey Maguire accanto a Tom Holland, trasformando il film in un fenomeno globale. Eppure, nonostante l’enorme successo al botteghino, il cinecomic Marvel non è riuscito a raggiungere un traguardo storico: i 2 miliardi di dollari. A mancare all’appello è stata una fetta di mercato fondamentale, la Cina, rimasta esclusa dalla distribuzione.

A chiarire i retroscena è stato il CEO di Sony Pictures, Tom Rothman, che ha spiegato come l’assenza del film nelle sale cinesi abbia inciso pesantemente sugli incassi complessivi. Secondo Rothman, senza quell’esclusione il risultato economico sarebbe stato ben diverso, forse sufficiente a superare la soglia simbolica dei due miliardi.

Il motivo dello stop, però, è ciò che rende la vicenda sorprendente. Le autorità cinesi avrebbero posto una condizione precisa: eliminare la Statua della Libertà dal film. Una richiesta legata alla presenza del celebre monumento nella parte finale della pellicola, dove diventa scenario chiave dello scontro conclusivo.

Rothman ha raccontato l’episodio con parole molto nette: “Nella mia mente sono più di 2 miliardi perché so cos’avremmo fatto in Cina. Ci dissero: ‘Tagliate la Statua della Libertà’, questa era la richiesta. Io davvero non riuscivo a immaginarmi in piedi davanti al Congresso a spiegare perché avessi eliminato la Statua della Libertà su richiesta del Partito Comunista Cinese”. Una posizione che ha portato la produzione a rinunciare al mercato cinese pur di non modificare una scena così simbolica.

Curiosamente, Rothman ha anche osservato che la Statua della Libertà non dovrebbe comparire nel prossimo capitolo, Spider-Man: Brand New Day, sottolineando però che si tratterebbe di una semplice coincidenza. Una vicenda che intreccia cinema, politica e mercati internazionali, dimostrando quanto anche un dettaglio scenografico possa influire sul destino economico di un blockbuster.

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