In un panorama dominato da apocalissi, tornei e power-up, Journal with Witch sceglie la via opposta: niente spettacolo, solo una cucina, due sedie e un silenzio difficile da attraversare. La serie rinuncia ai colpi di scena per concentrarsi su ciò che è più scomodo da guardare: due persone che non sanno come parlarsi. È un racconto quotidiano, fatto di pause e frasi interrotte, che mette al centro la fatica di ricominciare.
Al centro ci sono Asa, quindici anni, e Makio, la zia che non avrebbe mai voluto fare da tutrice. Dopo un incidente stradale Asa perde i genitori e si ritrova a vivere con l’unica parente rimasta, una donna che ha sempre tenuto le distanze perché odiava sua sorella. Non c’è alcuna accoglienza calorosa: solo due sconosciute legate dal sangue, costrette a condividere stanze, pasti e silenzi carichi di tensione.
La forza dell’anime sta nella sua imperfezione. Makio sbaglia parole, si chiude quando dovrebbe aprirsi; Asa cerca appigli e spesso li sceglie male. Ogni confronto sembra promettere un passo avanti nel loro rapporto, ma genera nuove incomprensioni. Le mezze frasi e le risposte mancate suggeriscono che capire davvero qualcuno sia quasi impossibile. Il legame cresce nonostante, e attraverso, le crepe.
Il tema del lutto è trattato senza manuali emotivi. Non c’è un modo “giusto” di reagire: c’è lo shock, il giorno dopo identico al precedente, il senso di colpa che ritorna all’improvviso. Asa alterna controllo e crolli, e la narrazione non la giudica mai. Mostra solo che il dolore non segue un copione e che l’idea di dover stare bene può diventare un peso ulteriore.
Anche gli adulti sono raccontati con onestà. Daigo, Kasamachi e soprattutto Makio appaiono segnati da errori passati. La scrittura, per Makio, è specchio dell’interiorità: selezionare e tagliare sembra un modo per gestire il vuoto, finché capisce che quel vuoto è una ferita. Quando Asa ricorda che sua madre la definiva “romanziera”, l’immagine che Makio aveva della sorella vacilla. Crescere Asa significa anche rimettere in discussione il proprio passato.
È un racconto di formazione senza frasi motivazionali. Asa prova, cade, riprova. Impara che maturare non vuol dire diventare impeccabili, ma accettare ciò che si prova, anche quando è scomodo. Per questo Journal with Witch sembra già l’anime dell’anno: non per opposizione ai combattimenti, ma per il coraggio di restare dentro il dolore senza offrirci una conclusione rassicurante. Solo la consapevolezza che andare avanti è un processo, non una soluzione.






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