Da quando è stato annunciato Dragon Ball Super: Beerus, Toei Animation e Shueisha hanno scelto una parola precisa per definirlo: miglioramento. Non remake, non rifacimento, non semplice restauro. L’obiettivo dichiarato è proporre una versione potenziata, capace di far dimenticare l’idea di un reset e orientare il pubblico verso un aggiornamento sostanziale dell’opera.

L’annuncio ufficiale è arrivato al Genkidamatsuri, evento celebrativo per il quarantesimo anniversario del franchise, con la presenza di Masako Nozawa, Koichi Yamadera e del produttore Akio Iyoku. In quella sede il progetto non è stato presentato come un’operazione nostalgica, ma come un lavoro avviato da anni, ora finalmente pronto a mostrarsi nella sua forma definitiva.

Anche sulle pagine di V-Jump è stata ribadita la stessa linea: l’etichetta “migliorato” indica un intervento profondo su immagini, audio e montaggio. Si parla di rifare l’intero girato con le tecniche attuali, rivedere le inquadrature, aggiungere o ricalibrare i tagli, registrare un nuovo doppiaggio e aggiornare musiche ed effetti sonori. Il tutto con una ricostruzione narrativa che punti a valorizzare in modo più fedele i concept e la costruzione del mondo pensati da Akira Toriyama.

La storia, però, non cambia: Beerus resta il Dio della Distruzione che minaccia la Terra, costringendo Goku a inseguire il Super Saiyan God per evitarne l’annientamento. Ciò che viene trasformato è il modo di raccontarla: ritmo più solido, passaggi meno compressi rispetto alla prima versione televisiva, combattimenti modernizzati e tecnicamente più ambiziosi.

L’insistenza sul termine “miglioramento” serve anche a evitare polemiche. Nessuna volontà di riscrivere l’eredità di Toriyama, ma piuttosto di esaltarla. Considerando che l’inizio di Super è stato a lungo criticato per compromessi produttivi, questa edizione rappresenta un vero banco di prova. Se nell’autunno 2026 l’arco di Beerus verrà percepito come la versione definitiva, allora il ritorno avrà superato la semplice nostalgia, trasformandosi in una consacrazione.

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