Il caso della serie YouTube “On This Day… 1776” ha riportato al centro il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’intrattenimento, mostrando quanto il tema sia ormai esplosivo quando tocca la creatività e la narrazione. La reazione del pubblico è stata immediata e feroce, trasformando il progetto in un piccolo caso mediatico nel giro di poche ore.

C’è una curiosa ambivalenza nel modo in cui accettiamo i contenuti generati con l’IA: sui social tolleriamo video surreali o grotteschi come puro intrattenimento effimero, ma quando la tecnologia entra in territori più “seri”, come una serie a sfondo storico, scatta una pretesa di qualità e credibilità molto più alta.

La serie, prodotta con il supporto dei modelli di Google DeepMind e sviluppata con Time e Primordial Soup, ricostruisce brevi episodi legati alla Guerra d’Indipendenza americana. Il progetto ha sottolineato la presenza di artisti umani, doppiatori SAG e una vera sala sceneggiatori, guidata da Lucas Sussman, per rimarcare l’elemento artigianale dietro l’uso dell’IA.

A far esplodere le aspettative è stato soprattutto il nome di Darren Aronofsky, associato a un cinema autoriale e profondamente umano. Proprio questa firma ha reso per molti ancora più difficile accettare l’estetica disturbante e le imperfezioni visive della serie, percepite come incompatibili con il suo prestigio.

Nei commenti sono piovute critiche puntuali: errori grafici, movimenti innaturali, dettagli come scritte sbagliate e anomalie visive hanno alimentato la sensazione di un prodotto acerbo. Il giudizio del pubblico si è tradotto in una valanga di non mi piace, accompagnata da un sentimento diffuso di imbarazzo e delusione.

Oltre alla tecnica, pesa il lato emotivo: molti parlano di tradimento, chiedendosi come un autore legato a storie così umane possa sostenere un progetto così dipendente dall’automazione. In assenza di repliche ufficiali, l’episodio diventa un altro tassello di una discussione più ampia sull’IA nell’industria creativa, destinata a crescere tra polemiche, paure degli artisti e strategie delle grandi piattaforme.

Lascia un commento

In voga