La cancellazione di The Abandons ha sorpreso pubblico e addetti ai lavori, soprattutto perché la serie portava la firma di Kurt Sutter, già autore di Sons of Anarchy. Il progetto si è fermato dopo una sola stagione, nonostante un cast di rilievo e un impegno produttivo fuori scala per gli standard televisivi contemporanei.
Al centro delle polemiche c’è il budget: secondo quanto dichiarato dallo stesso Sutter, la serie sarebbe costata circa 150 milioni di dollari, con una spesa per episodio superiore ai 20 milioni, in linea con le grandi produzioni evento dello streaming. Un investimento che rende ancora più controversa la decisione di interrompere la serie così rapidamente.
La reazione dello showrunner non si è fatta attendere. Attraverso un post su Instagram, poi parzialmente modificato, Sutter ha attaccato apertamente Netflix, accusandola di aver sacrificato la visione creativa sull’altare dell’algoritmo. Nel messaggio originale, poi ridimensionato per motivi legali, l’autore ha scritto: “Cara Netflix, la prossima volta che la paura ti spingerà a scegliere l’algoritmo invece della visione di un creatore, ricordati come quella scelta ha distrutto un progetto potenzialmente bellissimo”.
Nel mirino anche la gestione interna della piattaforma, definita responsabile di errori di leadership che avrebbero avuto un impatto negativo sul destino della serie. Pur avendo rivisto il testo del post per rispettare accordi vincolanti, Sutter ha lasciato online l’immagine con i titoli di stampa sulla cancellazione, ribadendo simbolicamente la propria posizione.
Il caso di The Abandons riaccende così il confronto tra creatività autoriale e strategie industriali nell’era delle piattaforme digitali. Un dibattito reso ancora più acceso dal fatto che, prima della cancellazione, la serie sembrava aver avuto un buon avvio in termini di attenzione e visibilità su Netflix.






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