All’inizio di dicembre Hollywood, di colpo, si è trovata a commentare uno scontro tanto inaspettato quanto rumoroso: l’attacco frontale di Quentin Tarantino a Paul Dano, attore amatissimo e noto per ruoli intensi in film come The Batman e Prisoners. Una polemica nata quasi per caso, ma diventata rapidamente virale.
Durante un podcast condotto da Bret Easton Ellis, il regista di Pulp Fiction ha elogiato Il petroliere di Paul Thomas Anderson, salvo poi colpire duramente Dano. Secondo Tarantino, il film avrebbe dovuto essere un duello alla pari, ma non lo sarebbe stato perché Dano sarebbe stato “l’attore più debole del SAG”, definendolo apertamente fiacco e punto debole dell’opera.
Dano ha scelto il silenzio per settimane, fino a quando Variety lo ha intercettato al Sundance Film Festival, durante le celebrazioni per i vent’anni di Little Miss Sunshine. Prima ancora che potesse rispondere, è intervenuta Toni Collette, che ha liquidato Tarantino con un colorito “Al diavolo quel tipo!”. Dano, con la sua consueta riservatezza, ha poi ringraziato colleghi e fan, spiegando di essere stato felice che “il mondo abbia parlato per me”.
Alle sue spalle si è schierato un fronte compatto. George Clooney, ma anche i registi Jonathan Dayton e Valerie Faris, hanno criticato le parole di Tarantino. Dayton le ha definite imbarazzanti, ipotizzando che la performance di Dano fosse semplicemente troppo cruda per il regista. Faris ha sottolineato quanto Dano sia stimato e amato nell’ambiente, lodandone l’intelligenza artistica.
Curiosamente, nello stesso podcast Tarantino aveva attaccato anche Owen Wilson e Matthew Lillard, senza però scatenare reazioni simili. Il risultato è stato che Paul Dano, attore notoriamente lontano dalle faide, si è ritrovato al centro di una delle polemiche più assurde della Hollywood recente. Non sono mancate voci a difesa dello stesso Tarantino, come Ethan Hawke, a dimostrazione di quanto la vicenda abbia spaccato l’opinione pubblica.






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