Quando Netflix ha lanciato Le terrificanti avventure di Sabrina nel 2018, il messaggio è stato immediato: niente nostalgia rassicurante, nessuna sitcom mascherata da horror. La serie di Roberto Aguirre-Sacasa ha scelto fin dall’inizio un’estetica cupa, fatta di rituali satanici, simbologie esplicite e atmosfere disturbanti, posizionandosi come un fantasy horror che rifiutava qualsiasi compromesso con il pubblico più tradizionale.
A rendere ancora più interessante il fenomeno è ciò che è accaduto dopo la cancellazione. A distanza di anni dalla chiusura nel 2020, la serie ha registrato 41,5 milioni di ore di visualizzazione in sei mesi, un dato che va oltre il semplice effetto nostalgia. È la prova di un titolo che continua a essere scoperto da nuovi spettatori, entrando nelle watchlist come un’opera ancora attuale e rilevante.
Il cuore delle prime stagioni era la costruzione del mondo narrativo. La doppia vita di Sabrina Spellman, divisa tra realtà mortale e comunità magica, diventava una metafora potente del conflitto tra autodeterminazione e sistemi autoritari. La Chiesa della Notte non era solo un culto oscuro, ma l’incarnazione di un ordine patriarcale e oppressivo. L’interpretazione di Kiernan Shipka ha dato forma a una protagonista imperfetta e impulsiva, mentre personaggi come Zelda, Hilda e soprattutto Lilith arricchivano la serie di ambiguità morali e profondità tematica.
Con il progredire delle stagioni, però, l’espansione dell’universo narrativo ha mostrato il rovescio della medaglia. Minacce apocalittiche, mitologie pagane, svolte sempre più spettacolari e numeri musicali hanno accelerato il ritmo, sacrificando parte dello sviluppo dei personaggi e attenuando la carica femminista iniziale. Per alcuni è stata una deriva eccessiva, per altri una dichiarazione d’amore al lato più camp e folle della serie.
La chiusura decisa da Netflix resta ancora oggi controversa, non perché Sabrina avesse fallito, ma per una scelta strategica. Proprio per questo quei numeri contano: dimostrano che esiste un pubblico pronto a sostenere un fantasy dark, femminile e radicale. Anche quando il finale arriva troppo presto.






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