Quando Avatar conquistò il pubblico nel 2009, il pianeta Pandora e i Na’vi sembrarono un’assoluta novità: un mondo alieno, spirituale, minacciato dall’avidità umana. Eppure, scavando nella storia del cinema, emerge un precedente quasi dimenticato che aveva già raccontato una vicenda molto simile, anticipando temi e dinamiche che sarebbero poi diventati globali.
Quel film è FernGully – Le Avventure di Zack e Crysta (1992), un lungometraggio animato che affrontava senza mezzi termini il tema dell’ecologia. Ambientato in una foresta pluviale viva e pulsante, il film mostrava un microcosmo nascosto popolato da fate e creature legate all’equilibrio naturale, minacciato dall’avanzata distruttiva dell’uomo e delle sue macchine.
Il protagonista, Zack, è un giovane operaio coinvolto nel disboscamento industriale. Un incidente lo rimpicciolisce e lo costringe a vedere il mondo da una nuova prospettiva: quella delle vittime della devastazione ambientale. Da ingranaggio inconsapevole del sistema, intraprende un percorso di trasformazione morale, molto simile a quello di Jake Sully, fino a schierarsi apertamente contro ciò che prima contribuiva a distruggere.
In entrambi i racconti, l’incontro con una figura femminile appartenente a una civiltà “altra” — Crysta da una parte, Neytiri dall’altra — diventa il motore del cambiamento. Il vero antagonista non è un singolo mostro, ma l’avidità umana, incarnata dalla tecnologia e dal profitto senza limiti. Rivedere oggi FernGully significa riscoprire un’opera meno spettacolare di Avatar, ma sorprendentemente lucida, capace di lanciare con anticipo un messaggio ancora oggi urgente: il rispetto per la natura non è un’opzione, ma una necessità.






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