Scott Adams, fumettista e creatore di Dilbert, è morto a 68 anni. Aveva reso pubblica nel 2025 la diagnosi di cancro alla prostata e pochi giorni prima della scomparsa aveva aggiornato i suoi ascoltatori sulle condizioni di salute nel suo podcast.
Nato nel 1957 a Windham, New York, Adams mostrò presto una passione precoce per il disegno e i fumetti, crescendo con i Peanuts. Dopo gli studi in economia, si trasferì in California e lavorò come banchiere e impiegato d’ufficio. Due rapine a mano armata subite in pochi mesi lo spinsero a riconsiderare il proprio futuro professionale.
Durante l’impiego alla Pacific Bell, Adams ideò Dilbert, nome suggerito da un ex collega. Continuò a lavorare in ufficio mentre proponeva la striscia a varie testate, disegnando all’alba. Il protagonista, ingegnere brillante e frustrato, divenne il perno di una satira feroce sulla vita aziendale, popolata da figure iconiche come il capo con i capelli a punta, Wally e Alice.
Le storie di Dilbert raccontavano riunioni infinite, progetti assurdi, software inutilizzabili e manager incompetenti, intercettando il disagio della classe media impiegatizia. La striscia divenne una delle più efficaci satire del capitalismo tardo-novecentesco, al punto da generare il celebre “principio di Dilbert”.
Nel 1995 Adams lasciò il lavoro d’ufficio per dedicarsi solo al fumetto, costruendo un impero di licenze. Dilbert divenne una serie animata nel 1999, mentre il suo autore si propose come commentatore della cultura aziendale, pubblicando libri su politica, religione e sostenendo un personale pandeismo.
Negli ultimi anni, però, Adams attirò forti polemiche per dichiarazioni controverse su razza, vaccini e politica internazionale. Nel 2023, dopo aver definito i neri un “gruppo di odio”, molti grandi quotidiani statunitensi e il distributore Andrews McMeel Universal interruppero i rapporti con lui, giudicando le sue parole incompatibili con i loro valori.
Escluso dai circuiti tradizionali, Adams tornò a pubblicare online con Dilbert Reborn, ospitato sulla piattaforma Locals, chiudendo così una carriera segnata da un’enorme influenza culturale e da un finale profondamente divisivo.






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