Il finale di Stranger Things 5 ha diviso il pubblico, come spesso accade con le serie-evento. Stavolta però il dibattito non riguarda solo i fan: a renderlo interessante è il confronto interno tra gli autori, emerso apertamente nel documentario di making-of.

In “One Last Adventure”, disponibile su Netflix, Matt e Ross Duffer raccontano la genesi dell’ultima stagione attraverso il lavoro della troupe e della writers’ room. Tra backstage e riflessioni creative, il documentario dedica spazio anche alle scelte narrative più controverse, inclusa la costruzione dello scontro finale.

Uno dei momenti più discussi mostra una discussione tra i Duffer e lo sceneggiatore Paul Dichter sull’assenza di creature del Sottosopra nell’Abisso durante la battaglia conclusiva. Dichter è netto: “Devono esserci dei mostri nell’Abisso. Devono esserci dei demogorgoni, dei pipistrelli, dei cani, qualunque cosa”. Per lui, lasciare Vecna da solo rende lo scenario poco credibile.

Le perplessità arrivano però da Ross Duffer e dalla co-sceneggiatrice Kate Trefry, che temono una ripetizione eccessiva. Viene citata la scena iniziale con i Demogorgoni nel MAC-Z come esempio di uso già significativo, e si parla apertamente di possibile “demo-fatigue”, ovvero saturazione visiva e narrativa.

Molti spettatori hanno criticato la brevità e la relativa facilità dello scontro con Vecna e il Mind Flayer, percepito come poco minaccioso. Un Abisso popolato da altre creature avrebbe potuto alzare la posta in gioco, rendendo meno rapida la vittoria dei protagonisti.

I Duffer hanno infine fornito una spiegazione in un’intervista a The Wrap: i Demogorgoni esistono nell’Abisso, ma Vecna non li ha evocati. “Non si aspettava un attacco a sorpresa” e, soprattutto, “perché ha bisogno dei Demo quando il Mind Flayer è una cosa gigantesca?”. Una giustificazione tardiva, che non convincerà tutti, ma che chiarisce almeno la scelta creativa.

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