Per anni My Hero Academia ha avuto una bussola narrativa chiara: Izuku Midoriya. La sua voce non serviva solo a raccontare gli eventi, ma a ricordarci costantemente da dove veniva il mondo degli eroi e quale fosse il suo cuore morale. Con la conclusione della serie principale nel 2025, però, quel viaggio si è chiuso. Ora il franchise deve guardare avanti e trovare un nuovo centro di gravità.
È qui che My Hero Academia Vigilantes 2 compie una scelta decisiva. La narrazione passa a Koichi Haimawari, e non è un semplice cambio di voce. È una presa di posizione. Uno spin-off che vuole sopravvivere non può restare per sempre appoggiato all’eroe simbolo della serie madre. Deve affermare una propria identità, soprattutto ora che l’arco di Deku è narrativamente concluso.
La prima stagione di Vigilantes utilizzava il monologo di Midoriya come ponte emotivo. Funzionava: rassicurava i fan, confermava che le regole dell’universo erano le stesse e rendeva omaggio alla serie originale. Era naturale, quasi necessario. Ma restare ancorati a quella voce avrebbe significato non crescere. La seconda stagione, invece, sceglie di spostare il baricentro.
Koichi diventa narratore perché Vigilantes racconta un eroismo diverso. Non c’è l’accademia, non ci sono i riflettori: c’è la strada, con individui dotati di Quirk che agiscono fuori dalla legge per proteggere chi nessuno guarda. Koichi non è senza poteri, è più adulto, più consapevole dei limiti del sistema. Ammira i Pro Hero, ma sa che non tutti possono esserlo.
Ed è proprio qui che la serie trova il suo cuore. Vigilantes esplora il punto cieco del sistema eroistico: cosa succede quando l’eroismo diventa burocrazia? Chi protegge i quartieri dimenticati? In questo senso Koichi riflette Deku, non lo sostituisce. Se Midoriya ha salvato il mondo, Koichi prova a salvare le persone comuni. Ed è per questo che il passaggio di testimone funziona.






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