Stanley Kubrick è universalmente riconosciuto come uno dei registi più influenti e rigorosi della storia del cinema. Attorno alla sua figura si sono accumulati nel tempo numerosi aneddoti che raccontano un metodo di lavoro estremo, dominato da un perfezionismo assoluto e da un controllo maniacale di ogni dettaglio, dall’inquadratura alla recitazione.

Uno degli esempi più noti riguarda la lavorazione dei suoi film, spesso lunghissima e complessa. Se Eyes Wide Shut detiene il primato per la produzione continuativa più estesa della sua carriera, durata oltre un anno, Kubrick aveva già in passato dimostrato di essere disposto a spingere cast e troupe ben oltre i limiti consueti pur di ottenere il risultato desiderato.

Il caso più emblematico resta quello di Shining, film leggendario tanto per il suo impatto culturale quanto per le condizioni difficili del set. L’attrice Shelley Duvall parlò apertamente del forte stress psicologico vissuto durante le riprese, una pressione che Kubrick considerava funzionale alla costruzione del personaggio di Wendy e alla tensione emotiva del film.

La scena diventata simbolo di questo metodo è quella delle scale, in cui Wendy si difende da Jack Torrance, interpretato da Jack Nicholson. Secondo il Guinness World Records, la sequenza sarebbe stata girata 127 volte, anche se alcuni membri della troupe hanno successivamente ridimensionato il dato. Al di là del numero esatto, l’episodio è entrato nella leggenda come emblema del lavoro senza compromessi del regista.

Questo approccio ha contribuito a creare capolavori immortali, ma ha anche imposto un prezzo elevato a chi lavorava con lui. Kubrick rimane così una figura complessa: genio assoluto del cinema, capace di lasciare un’impronta indelebile, ma anche autore di metodi che ancora oggi alimentano un acceso dibattito sul confine tra arte e sacrificio umano.

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