Negli ultimi anni Escape From Tarkov è diventato un caso quasi unico nel panorama videoludico. Sempre più giocatori descrivono l’esperienza non come un semplice passatempo, ma come qualcosa di molto più vicino a un lavoro impegnativo, fatto di studio, disciplina e nervi saldi. Un titolo che richiede tempo, dedizione e una soglia di tolleranza alla frustrazione ben superiore alla media degli sparatutto contemporanei.

A chiarire definitivamente questa filosofia è stato Nikita Buyanov, fondatore e volto di Battlestate Games, intervenuto in una recente intervista rilasciata a Insider Gaming. Secondo Buyanov, esiste una fetta precisa di pubblico che non cerca un divertimento immediato, ma un’esperienza dura, punitiva e profondamente emotiva. “Le persone vogliono davvero qualcosa di intellettuale, difficile, spietato”, ha spiegato, sottolineando come Tarkov non nasca per rilassare, ma per mettere alla prova chi lo affronta.

Nel cuore della sua visione c’è un concetto chiave: la soddisfazione, non il piacere fine a se stesso. Tarkov è progettato per oscillare costantemente tra ricompensa e frustrazione, senza vie di mezzo. “Non è un gioco fatto per divertire”, ha ribadito Buyanov, ma un’esperienza che vive di estremi, dove ogni successo è guadagnato e ogni fallimento pesa. È proprio questa natura polarizzante a renderlo così distante dagli standard più comuni del genere.

Per questo motivo Escape From Tarkov non può essere considerato un FPS tradizionale, né tantomeno un prodotto pensato per tutti. Mentre molti titoli moderni puntano sull’accessibilità e sull’inclusività del pubblico, Tarkov segue una strada opposta, volutamente selettiva. Ed è proprio questa scelta radicale che gli ha permesso di costruire, nel tempo, una nicchia fedele e appassionata, ancora attiva oggi, anche dopo l’arrivo della versione 1.0.

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