Chainsaw Man – La Storia di Reze è un’esplosione di emozioni crude, romanticismo tagliente e furia metallica che risucchia lo spettatore fin dalla primissima inquadratura. Il film, tratto da uno degli archi narrativi più amati del manga di Tatsuki Fujimoto, riesce nell’impresa non banale di trasformare una storia breve e intensissima in un’esperienza cinematografica vibrante, sensuale e devastante.
La regia gioca con contrasti violentissimi: la quiete umida delle giornate di pioggia, dove Denji e Reze si sfiorano con timidezza e vulnerabilità, si spezza bruscamente nel clangore degli scontri più brutali mai visti nell’adattamento. La fotografia esalta questo dualismo con colori saturi, quasi pulsanti nelle scene d’azione, e una tavolozza più morbida, acquerellata, nei momenti intimi. È come se il film respirasse insieme ai protagonisti, accelerando e frenando in una danza emotiva che cattura anche chi conosce già la trama.
Reze domina lo schermo: misteriosa, luminosa, affascinante in quel modo pericoloso che solo i personaggi di Fujimoto sanno incarnare. La sua relazione con Denji è raccontata con una delicatezza rara, fatta di sguardi sospesi e improvvisi scoppi di gioia infantile, che rendono ancora più dolorosa la spirale di violenza che segue. Denji, da parte sua, appare più umano che mai: goffo, ingenuo, disperatamente affamato di affetto. Il film riesce a rendere palpabile quella fame emotiva, trasformando ogni gesto gentile di Reze in una promessa di normalità che sappiamo già destinata a spezzarsi.
Le sequenze di combattimento sono un trionfo tecnico: fluide, caotiche, brutali, ma sempre leggibili. La trasformazione di Denji in Chainsaw Man esplode in schermi di scintille e sangue che mantengono la visceralità del manga senza scadere nel gratuito. La Battaglia della Bomba, in particolare, è un set piece memorabile: coreografata con precisione chirurgica, ma capace di trasmettere l’imprevedibilità animalesca dei due ibridi.
Il ritmo è calibrato con maestria. I momenti di quiete non sono semplici pause, ma parentesi emotive che amplificano l’impatto del dramma. E quando arriva, il dolore colpisce con una forza sorprendente: il film riesce a rendere la conclusione dell’arco di Reze non solo fedele, ma quasi più straziante grazie alle interpretazioni e alla colonna sonora, che fonde sonorità elettroniche e melodie malinconiche.
In definitiva, La Storia di Reze è un adattamento che non solo rispetta l’opera originale, ma la espande, donandole un cuore pulsante e una potenza visiva rara. È un film che fa ridere, emozionare e soprattutto ferire — proprio come Chainsaw Man dovrebbe. Una tappa imperdibile per i fan e un’esperienza cinematografica sorprendentemente intensa per chi si avvicina a questo mondo per la prima volta.






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