Ah, “Dragon Ball: Evolution”. Dove cominciare senza piangere, ridere istericamente o chiedersi come qualcuno sia sopravvissuto alla fase di pre-produzione? È un film che, per quanto improbabile, ha il merito di farci rivalutare ogni singolo adattamento live-action dei nostri amati anime e manga. E fidatevi, non è un complimento.
Per cominciare, la trama. Ah, la trama. In teoria, dovrebbe raccontare la storia di Goku, giovane e impacciato, destinato a proteggere le Sfere del Drago e affrontare il malvagio Piccolo. In pratica, è una sequenza di eventi che sembra scritta da qualcuno che ha sentito parlare di Dragon Ball solo di sfuggita in una riunione di brainstorming e ha deciso di “aggiungere un po’ di dramma adolescenziale”. Il risultato? Un Goku più simile a un liceale emo che a un Saiyan indistruttibile, un cattivo senza carisma e combattimenti che sembrano prove di danza mal coreografate piuttosto che epiche battaglie tra guerrieri extraterrestri.
Parliamo poi dei personaggi. Ah, i personaggi! Piccolo non è il temibile Namecciano stratega che conosciamo, ma un tizio con un mantello da cattivo da high school e un sorriso da commercial di dentifricio. Bulma? Un’adorabile ragazza con il computer portatile che sembra più pronta per un colloquio di lavoro che per una missione intergalattica. E Goku… beh, Goku è il trionfo della mediocrità. L’attore sembra scosso dal fatto che qualcuno abbia osato farlo indossare una versione ridicolmente ridotta della famosa tuta arancione, e la sua “trasformazione in Super Saiyan” è così poco impressionante che fa venir voglia di piangere dal ridere.
E i combattimenti… oh, i combattimenti! Se vi aspettavate le spettacolari scene di arti marziali e volo tra le nuvole, preparatevi a restare delusi. Qui si lotta come se fosse un musical scolastico: pugni lenti, effetti speciali a metà, e una CGI che sembra uscita da un videogioco di prima generazione. La “battaglia finale” tra Goku e Piccolo è così imbarazzante che si potrebbe usare come monito per ogni adattamento sbagliato di un anime.
E il tono generale del film… una miscela di teen drama, cliché da high school e scarse dosi di fantascienza. È un film che sembra voler essere epico ma inciampa su ogni elemento fondamentale della saga originale. Persino la famosa frase “Kamehameha” perde ogni dignità: pronunciarla in quel contesto fa venire più voglia di ridere che di urlare.
In conclusione, “Dragon Ball: Evolution” è il classico esempio di come NON adattare un manga: ignorare la profondità dei personaggi, snaturare la trama e sostituire il fascino iconico con una CGI dozzinale e dialoghi banali. È un film che fa rabbrividire i fan, fa scuotere la testa agli spettatori casuali e fornisce materiale comico infinito per meme e parodie. Insomma, un vero e proprio disastro cinematografico, ma almeno ci regala un’incredibile lezione su come rovinare un classico senza pietà.






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