Prima ancora che Dragon Ball introducesse ufficialmente i Saiyan come razza aliena e aprisse le porte a un universo narrativo popolato da pianeti lontani, imperatori galattici ed eserciti interstellari, Akira Toriyama aveva già seminato indizi fondamentali nel percorso evolutivo di Goku. Questi elementi, inizialmente istintivi e quasi fiabeschi, avrebbero finito per dialogare tra loro a distanza di decenni, creando un legame sorprendentemente armonico tra l’inizio e la fine delle trasformazioni progettate direttamente dal mangaka.
Nella prima fase della serie, molto prima dell’arrivo di Radish, Nappa e Vegeta, Goku manifestava la sua natura non umana attraverso una metamorfosi brutale: la trasformazione in Oozaru, un gigantesco scimmione scatenato dal contatto visivo con la luna piena. All’epoca, questa idea serviva soprattutto a dare un senso narrativo alla coda del protagonista, un tratto bizzarro che Toriyama aveva inserito quasi per gioco. Solo in seguito, con il passaggio a Dragon Ball Z, quell’elemento venne recuperato e spiegato razionalmente, dopo essere stato temporaneamente rimosso dal Dio della Terra in seguito al 21° Torneo Tenkaichi.
La prima trasformazione di Goku ha però conseguenze tragiche: nel caos della furia incontrollata, il protagonista causa la morte del nonno adottivo Son Gohan, che in precedenza lo aveva messo in guardia dal guardare la luna. È un evento fondativo, oscuro e doloroso. Ed è proprio qui che il cerchio si chiude: l’ultima trasformazione ideata da Toriyama, il Super Saiyan 4, introdotto come forma canonica in Dragon Ball Daima, nasce dal completo controllo dell’Oozaru dorato, versione evoluta e consapevole dello stesso potere primordiale. Un ritorno alle origini che trasforma la bestia in identità, e l’istinto in padronanza.






Lascia un commento